Bersani, il dramma e la violenza (verbale) degli incivili

A Pierluigi Bersani non si può che augurare il superamento di questo momento drammatico e di tornare presto in salute ai suoi affetti e alla vita politica. Un augurio che vale e varrebbe per ogni esponente politico e per chiunque rimane colpito dal male.

Evidentemente non è così per tutti gli italiani perché ai tanti messaggi affettuosi rivolti all’ex leader del Partito Democratico (fino al bel titolo d’apertura del Giornale: “Forza Bersani!”) si contrappongono, ben al di là di ogni legittima polemica politica, insulti e addirittura auguri di morte per una persona che lotta per la vita.

Sui blog di Grillo, sul “Fatto Quotidiano”, su Repubblica ecc. c’è chi si è superato in una corsa oltre il limite della decenza e dell’inciviltà. Non è vero che le parole non pesano: le parole sono espressione di volontà che possono tradursi in fatti.

C’è davvero tanta differenza fra questo tipo di violenza del livore scritta su un blog e la violenza barbara e insanguinata in Nord Corea, con lo zio del leader fatto sbranare in una gabbia da 120 cani affamati? Anche in quella realtà e in tante altre si è partiti dal non rispetto delle differenze di opinione, colpendo poi amici e nemici, prima con le parole e le minacce, poi con la privazione dei diritti, poi con l’allontanamento dal potere e dalla vita civile, infine con la mannaia, arresti, torture, campi di concentramento, assassinii. Esagerazioni? No, perché la storia insegna: è così da oltre 2000 anni!

Fortunatamente, almeno oggi così è in Italia, questi piccoli mostri dell’inciviltà portatori di odio e veleno, costituiscono una minoranza, certo da non sottovalutare, ma sempre minoranza chiusa nel ghetto dell’oscurità senza speranza.

Gli ultimi 20 anni della seconda Repubblica, con la guerra sorda del berlusconismo e dell’antiberlusconismo, hanno prodotto divisioni e spaccature con punte di profondo odio reciproco. Come non ricordare gli evviva! e il tripudio di tanti “democratici” quando Berlusconi fu colpito dalla statuetta e le bottiglie stappate quando ci fu la notizia di un suo tumore?

Ma era così anche decenni prima. Fra i comunisti (di base) si auspicava spesso ogni tipo di disgrazia per i fascisti, per i capi diccì, per il Papa e per i preti. E fra gli anticomunisti si pregava, addirittura con veglie pubbliche, per la morte di Stalin o di Togliatti e non furono pochi a festeggiare quando il leader del Pci fu nel 1948 vittima dell’attentato. E quelli che plaudivano alle Brigate Rosse fino a “comprendere” l’assassinio di Aldo Moro commentandolo: “Ben gli sta!”.

Anche allora, come oggi, si trattava di frange esasperate e di minoranza, rimaste tali grazie anche alla compattezza e alla battaglia culturale della politica che seppe alzare il muro contro la violenza e contra l’intolleranza.

Scrive l’ex Pci Peppino Caldarola: “C’è una vena di cattiveria e di oscurità che attraversa la società, ma non capisco se questa corrente di veleni stia nella norma o sia un fenomeno nuovo nelle dimensioni e anche negli obiettivi. Se devo giudicare dai movimenti sociali che abbiamo visto in questi anni terribili, l’Italia non ha avuto nulla di paragonabile ad altre crisi sociali di paesi vicini. Anche i forconi sono stai, tutto sommato, nei limiti e si sono abbastanza presto divisi. Solo i No Tav hanno selezionato un gruppo violento. Voglio dire che la malattia peggiore della politica, cioè questo suo incitare alla violenza contro l’avversario con l’uso di parole e obiettivi esasperati e spesso ad personam, non ha trovato seguaci di massa. Per ora è così. Può accadere che l’avanzare della crisi faccia scoppiare tutto e l’Italia possa essere travolta da questa miscela di cattivi sentimenti che si è incuneata sotto la sua pelle. Dal nostro-mio mondo sono venute tante cattiverie verso gli avversari, sia oggi sia negli anni e decenni passati, ma ci sono stati uomini e tempi in cui abbiamo scoperto il valore del rispetto degli altri. Alcuni l’hanno scoperto per indole personale, altri per la lezione dura della politica. Ci sono poi quelli che non lo scopriranno mai e stanno in quel mondo che ci vuole insegnare a stare al mondo, parlo di movimenti, di giornali, di comici e di giornalisti feroci, che guidano e campano sulla violenza verbale. Di una cosa sono convinto: saranno sopraffatti dalla bontà, perché credo fino in fondo che l’Italia non è un paese per gente cattiva”. Speriamo che sia così.

I Video di Blogo

Il video degli sciatori ammassati nella funivia a Cervinia