Papa Francesco e i nuovi cardinali: al via il totonomine

Alla fine di febbraio papa Francesco imporrà la berretta cardinalizia ai nuovi cardinali. Chi saranno?

di robo

All’avvicinarsi del giorno in cui papa Francesco creerà nuovi cardinali – il 22 febbraio prossimo – inizia il totonomine, che porta con sé alcune riflessioni sul pontificato di Bergoglio. Nota Sandro Magister:

In passato si potevano fare delle previsioni con discreta possibilità di indovinare almeno una buona parte dei nuovi porporati. Bastava individuare quali titolari di uffici ecclesiastici di consolidata “tradizione cardinalizia” – sia in curia che nella guida di determinate diocesi – fossero ancora privi della porpora, e il gioco era fatto. Ma con papa Francesco, che ha fatto della sorpresa una delle sue caratteristiche di governo, le previsioni sono molto più incerte.

I nuovi cardinali dovrebbero essere quattordici o quindici: al 22 febbraio, infatti, saranno 106 i cardinali con meno di 80 anni, ma già il 14 marzo ne compirà 80 – e quindi non sarà più papabile – il cardinal Dionigi Tettamanzi. Il limite fissato da Paolo VI per i cardinali elettori è di 120, ma non è detto che papa Francesco non sfori o che decida di crearne di meno. Tanto papa Giovanni Paolo II che papa Benedetto hanno anche creato cardinali ultraottantenni: non potevano entrare in Conclave, è vero, ma era un modo per riconoscere il lavoro compiuto nella chiesa da parte di alcune persone illustri. Non sappiamo se papa Francesco seguirà questa stessa linea e nominerà dei cardinali non elettori: a giudicare dalla sua “allergia” ai titoli e agli sfarzi, potrebbe benissimo non nominarne nessuno (è di questi giorni la notizia che papa Francesco ha abolito il titolo di “Monsignore” per i sacerdoti sotto i 65 anni)

Non ci saranno cardinali donne, come ha sottolineato lo stesso papa Francesco nell’intervista ad Andrea Tornielli de La Stampa:

Le donne nella Chiesa devono essere valorizzate, non “clericalizzate”. Chi pensa alle donne cardinale soffre un po’ di clericalismo.

Cardinali di curia dovrebbero essere monsignor Parolin, attuale segretario di Stato, e un altro paio di nomi, non di più. Per quel che riguarda l’Italia, attendono la porpora Torino e Venezia: ma anche qui, non è detto che arrivi e, soprattutto, non è detto che papa Francesco non decida di creare cardinale qualche vescovo di sede non cardinalizia (si fa il nome di Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, stimato da papa Francesco). In Italia bisogna tener conto anche della questione politica: non è un mistero che papa Francesco non nutra molte simpatie per Bagnasco e quindi qualche sorpresa potrebbe pure arrivare.

Per quel che riguarda l’Europa è probabile che papa Francesco sia parsimonioso di nomine, visto che tra Italia ed Europa i cardinali nel passato recente hanno creato non pochi problemi. Idem con patate per gli Stati Uniti d’America che, secondo gli osservatori, non dovrebbero avere nemmeno un nuovo cardinale.

Va da sé che papa Francesco sarà di manica larga con le nomine in America Latina, contesto che conosce molto bene: chissà se anche il Paraguay avrà anche il suo primo cardinale a questo punto. Anche Asia e Africa dovrebbero avere più nomine, stando al modo di ragionare di papa Francesco. In Oceania al momento c’è un unico cardinale – George Pell – ed è pure conservatore…