Carceri, dopo Cucchi e Saladino un altro detenuto perde la vita in cella: aumentano le morti sospette

"La morte di Stefano Cucchi non è servita a niente. In questi giorni è morto un altro giovane detenuto". Sono queste le parole con cui Stefano Pedica, senatore Idv, ha commentato il decesso di Giuseppe Saladino, il detenuto 32 enne morto nel penitenziario di Parma dove era stato portato per aver violato gli arresti domiciliari.

"La morte di Stefano Cucchi non è servita a niente. In questi giorni è morto un altro giovane detenuto". Sono queste le parole con cui Stefano Pedica, senatore Idv, ha commentato il decesso di Giuseppe Saladino, il detenuto 32 enne morto nel penitenziario di Parma dove era stato portato per aver violato gli arresti domiciliari. Prima di lui, il 22 ottobre, era deceduto il 22 ottobre all'ospedale Sandro Pertini Stefano Cucchi, di 31 anni, con numerose contusioni in varie parti del corpo.

E oggi, spunta dalle cronache un suicidio sospetto, avvenuto in giugno sempre all'interno dell' istituto di via Burla, e di cui parla oggi la Gazzetta di Parma. "Impiccamento atipico e incompleto, cioè con gli arti inferiori poggianti sul pavimento": così la perizia medico-legale chiesta dalla procura di Parma nell'ambito dell'inchiesta sulla morte del detenuto Camillo Bavero, 49 anni, di Napoli, trovato impiccato alle sbarre della sua cella nell'ala di isolamento del carcere il 28 giugno scorso.

Casi? Purtroppo no

Quando si parla delle carceri italiane, non si può non prendere in considerazione la media dei detenuti che, ogni anno, muoiono per cause non sempre certe. Sono 150 i detenuti che perdono la vita: un terzo per suicidio, un terzo per "cause naturali" e la restante parte per "cause da accertare", si legge nel  dossier "Morire di carcere" redatto dalla rivista Ristetti Orizzonti. Di questi, almeno trenta meriterebbero "approfondimenti" da parte della magistratura soprattutto perchè, spiegano dall'associazioneAlcune foto allegate mostrano " immagini che parlano da sole come ad esempio – afferma dall'associazione – morti per 'infartò con la testa spaccata, per 'suicidiò con ematomi e contusioni in varie parti del corpo".

Un quadro, quando si parla di uomini, decisamente preoccupante.