Renzi, sulle unioni civili si alza il muro del “no”. Pd già diviso

Si muove, eccome, Matteo Renzi: anzi corre come il vento pur se non si capisce ancora bene dove voglia davvero andare, se sulla via delle riforme o su quella della propaganda o addirittura della provocazione nei confronti di partiti compagni di viaggio nella maggioranza o nemici dell’opposizione.

Il “rottamatore” procede con il decisionismo del padroncino di una piccola azienda, fregandosene dei riti e delle prassi (democratiche?) di un partito come il Pd, i cui organismi dirigenti (si fa per dire) assistono e (per adesso) tacciono, pronti a osannare il giovane leader – se gli va bene – o a metterlo in croce, in caso di fallimento.

Un insieme di proposte riformiste sono sassi tirati nello stagno immobile della politica italiana, accendono lampadine per chi vede nel dinamismo del sindaco di Firenze la nuova alba delle riforme, ma non disegnano una strategia, tanto meno tracciano il solco di una nuova politica, la svolta che chiude il capitolo buio della seconda Repubblica. Ma c’è di più.

L’incedere di Renzi è sul crinale fra il decisionismo alla Craxi e la guasconeria di Grillo, senza avere del primo l’arguzia e lo spessore politico e del secondo l’affabulazione dell’istrione e la potenza del visionario anti sistema. Renzi rischia di avventurarsi non tanto nella ricerca della politica “dei due forni” ma in quella del vicolo cieco. Nel lanciare le sue proposte-petardi andando a mosca cieca in Parlamento a cercare i numeri per fare passare riforme – legge elettorale e unione civili in primis – il nuovo segretario del Pd pensa alla possibile destabilizzazione dell’attuale maggioranza?

In altre parole, Renzi spinge sull’acceleratore proprio per ricevere il “no” di Alfano&C, far saltare Letta e ed essere così … “costretto” a filare dritto verso il voto anticipato? I fatti sono noti: Il vicepremier Angelino Alfano ha subito sbattuto la porta in faccia alla proposta di Renzi di inserire nel “patto di coalizione” tra le forze politiche al governo le unioni civili. “Non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie” ha detto il leader del Nuovocentrodestra nel corso di un’intervista al Tg2. Contrario anche sul superamento della Bossi-Fini: “Con la sicurezza degli italiani non si scherza”.

Nella vasta area moderata (che su certi temi caldi è trasversale fra centristi, destra, e anche pidì) c’è disponibilità ad accettare l’estensione dei diritti civili alle coppie conviventi, ma non passa l’ equiparazione tra le unioni civili e il matrimonio. Oscurantismo o realismo? L’impressione è che Renzi ci provi, fino a tirar la corda al limite della rottura, peggio ancora una provocazione, un diversivo ideologico che non ha nulla a che fare con i nodi veri del Paese.

Si fa sentire la Chiesa con il vescovo di Parma Enrico Solmi presidente della Commissione Cei per la Famiglia: “Nelle unioni di fatto è possibile tutelare i diritti attraverso il Codice civile. Qui è chiarissima la deriva che viene data e proposta anche in Italia: il favorire progressivamente, attraverso sentenze, soluzioni di fatto, un riconoscimento delle unioni di fatto e anche delle unioni di persone omosessuali”.

E nel Pd c’è subito chi prende la palla al balzo. “La strada indicata dalla Cei può essere quella giusta per superare le contrapposizioni di parte: cominciano a ragionare subito sul Codice Civile, per tutelare i diritti di chi etero o omosessuale vive assieme” ha commentato il deputato del Pd Edoardo Patriarca, componente della commissione Affari Europei. “Non possiamo però prescindere – aggiunge – da quanto dice la nostra Costituzione che dà una preminenza alla famiglia, così hanno pensato i padri costituenti. Non è omologando tutto che si realizza una società migliore. Va tutelato chi non crede nel matrimonio ma anche quei milioni di italiani che hanno deciso di unirsi tramite quell’istituto”.

Ecco, Renzi è avvisato.