Siria: 130.000 morti dall’inizio della guerra. E i qaedisti attaccano i ribelli

Stilato un bilancio della guerra civile siriana

di guido

In Siria la situazione della guerra civile è in continuo divenire, ma ogni novità sembra non fare altro che complicare il quadro. È di oggi la notizia che un gruppo di mercenari qaedisti sta avanzando nel nord-ovest del paese per affrontare le brigate di ribelli che si oppongono al regime di Assad. Lo riferiscono fonti degli stessi ribelli nella regione di Idlib, secondo cui nei giorni scorsi i mercenari avrebbero assaltato la cittadina Kfar Nabl, simbolo della resistenza pacifica alla repressione del regime di Damasco, ma anche ad Al Qaeda.

Se infatti Al Qaeda sta cercando, con crescente successo, di infiltrarsi tra i ribelli per guidare la rivoluzione contro il regime, c’è una parte degli oppositori di Assad che non ha intenzione di cedere ai terroristi, e questo ha dato il via a un tutti contro tutti che non fa che aggravare il bilancio delle vittime.

E, a proposito di bilancio, le ultime stime parlano di 130.433 vittime dall’inizio delle ostilità, più di un terzo delle quali sono civili. Lo riferisce l’Osservatorio per i diritti umani, secondo il quale negli scontri sono rimasti uccisi 11.709 tra donne e bambini. I ribelli caduti sono 29.083, mentre fra le forze governativi e i miliziani filo-Assad si contano 52.290 morti. Solo nel 2013 appena terminato, le vittime sono state oltre 73.000, rendendolo così l’anno più sanguinoso dall’inizio della guerra.

Per il resto, non si vedono sbocchi alla situazione, e gli analisti Cia hanno sottolineato il rischio concreto che la guerra siriana possa “cronicizzarsi”, durando anche più di dieci anni, con il presidente Assad in grado di resistere ai ribelli senza tuttavia riuscire a sconfiggerli del tutto.

Va anche a rilento il processo di distruzione delle armi chimiche. Le armi sarebbero dovute essere trasportate via dalla Siria entro il 31 dicembre scorso, ma problemi meteorologici e logistici hanno causato un ritardo nelle operazioni, richiedendo l’intervento di incrociatori nucleari cinesi e russi a supporto del trasporto.