Renzi in campo, solito gioco delle tre carte? Letta spiazzato, gongola il Cav

Non è tanto il “no” (scontato) di Grillo a bruciare le tre carte messe ieri sul tavolo da Matteo Renzi quanto l’apertura di Berlusconi sulla riforma più urgente e più spinosa, quella elettorale.

Perché, visti i precedenti, se il Cav apre al “nemico”, gatta ci cova. Il neo segretario del Pd mette in pratica la sua agenda dosando bene tempi (il periodo festivo) e strumenti (media) in modo da prendersi tutta la scena e stanare amici ed avversari. Nel deserto della politica il giovane Matteo si erge a gigante, in un mix confuso e contraddittorio dove non si sa più dove comincia e dove termina il suo triplo ruolo di sindaco, di leader e di (virtuale) premier.

L’impressione è che anche Renzi più che giocare davvero tre carte pesanti sul piano delle riforme prosegua nel binario del “gioco delle tre carte”: vuole dimostrare la propria volontà di svolta con proposte concrete, pronto, in caso di fallimento, a incolpare gli altri di boicottaggio.

Comunque Renzi è stato chiaro: nel patto di coalizione da siglare a gennaio ci dovrà essere – oltre alla riforma elettorale e a quella del Senato – anche un capitolo sui diritti civili ”che comprenda non solo le modifiche alla Bossi Fini o le unioni civili per persone dello stesso sesso o la legge sulla cooperazione internazionale o i provvedimenti per le famiglie, ma anche una disciplina più moderna ed efficace delle adozioni” .

Il primo vero nodo da sciogliere, si sa, resta la nuova legge elettorale, con le tre proposte di Renzi, se non strumentali, quanto meno velleitarie, specie quando il sindaco afferma che “In 15 giorni si può fare”. Si può fare che cosa? Con chi?

Scrive Fabio Martini su La Stampa”: “sulla riforma elettorale, la proposta di Renzi è a doppio taglio: il pressing imposto agli alleati su un modello comunque maggioritario, impone riposte chiare, a breve. Se le risposte dovessero tardare, se i partiti alleati del Pd cincischiassero, Renzi avrebbe un buon motivo per rompere. Se invece accettassero di andare a vedere e di farlo rapidamente, attribuirebbero al leader del Pd un’arma deterrente formidabile: una legge elettorale nuova nuova, con la quale poter andare a votare in qualsiasi momento. Anche nella prossima primavera”.

Musica per Silvio Berlusconi e anche per … Beppe Grillo. Chissà che ne pensano il premier Enrico Letta e il capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Commenta Marco Olivetti su Avvenire: “Resta la devastante propensione della classe politica italiana al tatticismo, vale a dire a quell’approccio che guarda non alla sostanza dei problemi ma ai vantaggi e svantaggi che le singole forze politiche ne possono ricavare nel brevissimo periodo. Questo approccio negli scorsi decenni ha sfigurato le questioni elettorali e oggi si manifesta nei calcoli sulla data delle prossime elezioni, sulla sopravvivenza dell’attuale governo o sul consolidamento delle nuove leadership di partito. In quest’ultimo mese anche i nuovi protagonisti della politica italiana (da Renzi ad Alfano a Grillo), a più riprese, hanno dato la sensazione di guardare alla legge elettorale anzitutto da un punto di vista tattico. È evidente, però, che se questo atteggiamento non cambierà e se non emergerà qualche forma di “spirito costituente”, sia pure a oggetto limitato, la riforma del sistema di elezione e del bicameralismo (alla quale ultima è legata anche la riduzione del numero dei parlamentari) finirà, come in passato, su un binario morto. Sarebbe un fallimento destinato a pesare su una classe politica già in crisi, e per l’Italia un danno assai grave”.

Chiosa Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Se sarà il solito gioco retorico privo di contenuti reali ovvero la svolta che tutti attendono. Napolitano l’altra sera ha, per così dire, delineato il terreno di gioco. Da un lato coloro che si definiscono riformisti e che appartengono a una classe politica in cerca di riscatto che finora ha mancato quasi tutti gli appuntamenti, trincerandosi dietro i propri privilegi. Dall’altro gli oppositori del sistema, coloro che puntano alla dissoluzione istituzionale a tutti i livelli, magari al distacco dall’Europa. È un confronto decisivo per il futuro dell’Italia e l’esito lo vedremo in questo 2014”.

Forse l’esito lo vedremo in tempi brevi, addirittura con il rischio che la situazione precipiti e si corra dritti alle urne di maggio.