Lettonia: è il diciottesimo Paese a entrare nella zona euro

Dalla mezzanotte ha abbandonato la moneta nazionale. Da oggi, cittadini romeni e bulgari potranno spostarsi nei Paesi Ue senza restrizioni.

Il conto alla rovescia è stato doppio in Lettonia. Allo scoccare della mezzanotte, infatti, non solo è arrivato il 2014, ma è diventato ufficiale anche l’ingresso del Paese nellazona euro, che si allarga dunque a 18 Stati membri. I fuochi d’artificio hanno salutato l’evento, i due milioni di abitanti del Paese baltico hanno salutato definitivamente il lats, la moneta nazionale introdotta nel 1993 per rimpiazzare il rublo sovietico.

Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, ha dato il suo personale benvenuto alla Lettonia: “Accolgo con favore l’ingresso del 18esimo membro della zona euro. Questo è un evento importante, non solo per la Lettonia, ma per la zona euro stessa, che rimane stabile, attraente e aperta all’ingresso di nuovo Paesi”. Il messaggio di Barroso va a incoraggiare altri Stati che stanno affrontando un difficile piano per l’economia. La Lettonia era membro dell’Ue fin dal 2004.

Altri due Paesi oggi hanno celebrato una novità importante: da oggi, infatti, i cittadini di Romania e Bulgaria possono vivere e lavorare liberamente all’interno dei Paesi dell’Unione Europea, senza alcuna restrizione. Sofia e Bucarest erano entrate nell’Unione Europea il primo gennaio 2007. Il loro trattato di adesione prevedeva un periodo transitorio di sette anni, durante i quali sarebbero rimaste valide una serie di restrizioni alla libera circolazione delle persone, finalizzata alla ricerca di un’occupazione.

Secondo la Bbc, in Lettonia molti cittadini hanno espresso scetticismo per l’abolizione della moneta nazionale, a causa del momento di grave difficoltà economica che sta attraversando l’Europa. Inoltre, il lats è stato uno dei simboli più importanti dell’indipendenza lettone dall’Unione Sovietica, e di conseguenza della sovranità nazionale. Recentemente, il Paese è uscito da una grave crisi economica, iniziata nel 2008, grazie a un prestito di 7,5 miliardi di euro arrivato da Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea.