Napolitano, stasera in tv l’ultimo appello al Paese. O la svolta o il caos

L’annunciato durissimo boicottaggio da parte di Grillo, Lega e Forza Italia rende ancora più viva l’attesa per il discorso di fine d’anno di Giorgio Napolitano.

Proprio dai due partiti responsabili primi dello sfascio di questi ultimi vent’anni – quello di Berlusconi e quello del fu di Bossi – e dal nuovo partito del “tanto peggio tanto meglio” – quello di Grillo – arrivano le bordate ad alzo zero contro il presidente della Repubblica. Parafrasando un vecchio adagio: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, basterebbe mettere insieme questi tre partiti personali-padronali (Forza Italia, Lega, M5S) per capire la non credibilità e la strumentalità degli attacchi al capo dello Stato accumunati oggi nella parola d’ordine del “Tutti a casa!” lanciata per coprire il proprio vuoto politico e le nefandezze dei loro capi fondatori e di quelli venuti dopo.

Il fatto stesso che in contemporanea all’intervento televisivo a reti unificate di Napolitano, Berlusconi e Grillo annuncino i loro controdiscorsi, la dice lunga sul livello dei due leader dell’opposizione impegnati ad intorpidire le acque alimentando la protesta irresponsabile di chi vuole sfasciare tutto, ma fa capire anche la difficoltà in cui si muove oramai Giorgio Napolitano, in un Paese deluso, diviso, vicino al getto di spugna, italiani che odiano la politica più che odiare il partito avversario.

Perché questo attacco rasoterra ( di Berlusconi&Grillo più la Lega) contro Napolitano e la difesa timidissima se non l’assenza del neo segretario del Pd Matteo Renzi? Perché Napolitano rappresenta oggi l’ultimo baluardo contro l’assalto al fortilizio istituzionale: fuori lui salterebbe la rete che tiene ancora unito il tenue rapporto fra cittadini e potere istituzionale, lasciando il Paese in mano ai predatori di turno, nazionali e internazionali.

Per Renzi il discorso è diverso perché Napolitano non gli consente di mettere in atto la sua strategia che mira a mettere ko Letta e il suo governo del “non fare”, puntando dritto a Palazzo Chigi, dopo il passaggio di nuove elezioni anticipate. Detto ciò, stasera il capo dello Stato deve parlare chiaro agli italiani, sapendo bene che non c’è più spazio per i sermoni.

Il 2013 si chiude con l’Italia in bilico, a un passo dal precipizio: crisi economica dilagante, disoccupazione da dopoguerra, giovani famiglie imprenditori disperati, speranze ridotte al lumicino perché al contempo dilagano sprechi, sguazzano gli intoccabili privilegiati delle mille caste, a cominciare dalla casta politica a tutti i livelli, da Roma all’ultimo paesino.

Scrive oggi Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “E una classe politica che parla molto ma realizza quasi niente. Quali riforme decisive per la vita quotidiana degli italiani sono state messe in opera nell’anno che si chiude? Meglio voltare pagina. Senza sorprendersi però se i sondaggi d’opinione fotografano il crescente discredito del Parlamento e dei partiti. Si dirà che non è proprio una novità. Certo, ma nessuna comunità organizzata può resistere a lungo se i rapporti di fiducia sono incrinati o inesistenti. L’Italia oggi ha bisogno di riforme che non siano solo annunciate. Ma soprattutto chiede serietà a chi governa. Non è più il tempo dei veri o finti litigi televisivi e nemmeno dei giochi di potere. Questo Capodanno dovrà per forza essere diverso dagli altri”.

Stasera Giorgio Napolitano deve annunciare la svolta possibile. Altrimenti altra via non c’è che dare forfait chiamando gli italiani alle urne. Come dire, una iattura.

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