Datagate: l’NSA installa software di spionaggio su computer comprati online

L’NSA continua ad essere nell’occhio del ciclone. E mentre si aspettano le risposte da Obama (a gennaio?), emergono nuovi inquietanti particolari sul controllo esercitato dall’agenzia.

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L’NSA è ancora nel mirino dello Spiegel. Il lungo reportage del quotidiano tedesco racconta non solo l’hacking ai danni della dorsale europea-asiatica SEA-ME-WE-4, ma anche scenari che sembrano uscir fuori da un film di 007.

Se, come sostengono Greenwald e Snowden, l’obiettivo dell’NSA è il controllo globale delle comunicazioni (del resto, le patch poste sui satelliti dell’agenzia, come quella che vedete (NROL-19 (USA 171), non lasciano pensare altro) e la distruzione della privacy dell’individuo (evidentemente la NSA si è convinta che questo sia l’unico modo per fermare i terroristi), l’agenzia ci sta andando molto vicino.

Secondo lo Spiegel, infatti, fra l’altro avrebbero installato software di spionaggio su computer comprati online. L’NSA ha una struttura dedicata ad operazioni di hacking ad altissimo livello, la TAO (Tailored Access Operation), che si occupa anche di questo tipo di cose.

Stanto ai documenti pubblicati, l’operazione sarebbe di routine. L’NSA la chiama interdiction: spedizioni contenenti computer o accessori per i medesimi, spiega lo Spiegel, vengono intercettati, portati in una sezione operativa chiamata load station. Su di essi vengono installati malware o parti hardware che consentono all’agenzia di intelligence di avere accesso remoto ai dispositivi, che poi vengono rispediti come se niente fosse all’ignaro acquirente.

Da quel momento in avanti, qualsiasi operazione di intelligence può essere condotta avendo accesso diretto al dispositivo interdetto.

In teoria potrebbe capitare a chiunque (privato cittadino o ditta o compagnia) sia ritenuto dall’NSA un potenziale “target” da controllare.

(in aggiornamento)