Matteo Renzi e i sospetti sugli affari con il cognato e gli amici di famiglia

Il Tempo, il Giornale e Libero sulle tracce dei possibili conflitti d’interessi del segretario Pd.

Matteo Renzi come Gianfranco Fini: è la tesi (ma forse sarebbe meglio dire l’auspicio) de Il Tempo, Libero e Il Giornale, che si sono messi a indagare sul sindaco di Firenze e neosegretario del Pd nel tentativo di scovare qualche affare poco trasparente che possa appannare l’immagine del leader politico più temuto dalle parti del centrodestra. E cosa c’è di meglio di un cognato per richiamare l’immagine del fallimento politico di Fini?

Si tratta fondamentalmente di alcuni appalti e lavori che Renzi avrebbe affidato a società gestite da persone vicine e che secondo il quotidiano diretto da Sallusti non sarebbero a prova di trasparenza:

“La prima grana, finita all’attenzione della Corte dei conti e del ministero delle Finanze, Renzi l’ha incontrata da presidente della Provincia di Firenze, fondando la Florence Multimedia, società in house che svolge per conto dell’amministrazione «attività di comunicazione e informazione». Renzi ha sempre difeso la trasparenza dell’operazione Florence Multimedia, ma si sta ancora indagando a vari livelli sui presunti sprechi collegati alla società. Che aveva come direttore eventi – e poi come consulente e fornitore – un altro Matteo, Spanò, amico di Renzi, titolare della Arteventi e socio al 20 per cento di un’altra società di comunicazione, la Dotmedia, che tra le altre cose gestisce il sito matteorenzi.it e dal 2009 lavora col Comune di Firenze”.

L’intreccio si può così riassumere: da presidente della Provincia Renzi ha fondato una società per la gestione della comunicazione, direttore di questa è un amico di Renzi, peraltro titolare di quote di altre società che hanno ricevuto appalti da Renzi in quanto soggetto privato (il sito personale) e che però lavorano anche con il Comune. Non solo:

Anche lui scout, Spanò è stato nominato nel 2011 (insieme a Ilaria Baudone, altra scout) da Renzi presidente dell’associazione Mus.e, che per conto del Comune partecipa all’organizzazione di numerosi eventi. Tra questi la Notte tricolore del 2011, per la quale ha lavorato proprio la Dotmedia di cui Spanò è socio. Le altre quote della Dotmedia sono in mano a Lilian Mammoliti (socia al 50 per cento), Davide Bacarella (al 10 per cento) e Alessandro Conticini (al 20 per cento). Quest’ultimo è fratello di Andrea Conticini, che di Renzi è cognato avendo sposato la sorella del segretario Pd, Matilde.

Insomma, tale Spanò ha ricevuto parecchi vantaggi imprenditoriali dalla carriera politica di Renzi. E di mezzo non ci sono solo amici di lunga data, ma anche il fratello del cognato, che detiene il 20% della Dotmedia che per il Comune di Firenze ha svolto parecchi lavori. Lo stesso Conticini ha anche partecipazioni in Eventi6, società le cui quote sono ripartite in gran parte tra mamma e sorelle di Renzi. Tirando le fila, ecco quanto di poco chiaro ci sarebbe in tutto questo:

Le accuse più o meno velate di conflitto di interessi per il sindaco-segretario, ruotano soprattutto intorno alla Dotmedia. La società del fratello del cognato è nata poco prima dell’elezione a sindaco di Renzi, e negli anni seguenti ha prosperato anche grazie all’amministrazione comunale da cui, stando alle interrogazioni presentate dall’opposizione, ha incassato tra 2009 e 2011 oltre 200mila euro. Continuando a lavorare anche «privatamente» per Renzi, del quale come detto gestisce il sito (il responsabile è Davide Bacarella) e ha curato la campagna elettorale per le primarie.

Anche Il Tempo si è messo sulle tracce di Renzi nel tentativo di scovare affari poco chiari. Soprattutto per quanto riguarda la nomina di Moreno Panchetti a guida di SAS – Servizi alla Strada S.p.a:

A rendere emblematica la storia c’è l’indagine della Procura della Repubblica su Moreno Panchetti, per la sua evidente ineleggibilità e per la gestione del personale. Panchetti fu nominato dal Sindaco Renzi «dimenticandosi» dell’articolo 4 del regolamento comunale sulle nomine della aziende partecipate, che impedisce la nomina di coloro che abbiano avuto rapporti economici con l’amministrazione nei cinque anni precedenti e di assumere cariche nelle società per cui si è lavorato.

Per il momento dalle parti di Renzi si registra il silenzio, ci si aspetta dal rottamatore un chiarimento sui “sospetti” (ma va detto che tutto è in regola) che stanno emergendo.