Catania: sequestrati beni per 7 milioni a imprenditore Giuseppe Faro

Faro è ritenuto vicino al clan La Rocca, affiliato alla cosca catanese dei Santapaola. Sequestro beni in Sicilia e in Veneto.

di remar

Aggiornamento 13.00 – L’imprenditore Giuseppe Faro è stato già condannato in primo grado a sei anni e sei mesi di reclusione per una serie di rapine ad autotrasportatori e ha rimediato anche un’altra condanna a 3 anni di reclusione con rito abbreviato per estorsione in concorso aggravata dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta “Calatino” della Dia catanese. Secondo gli inquirenti Faro sarebbe vicino al clan La Rocca, affiliato alla “famiglia” Santapaola di Catania. Le indagini patrimoniali, hanno rilevato la netta sproporzione tra il reddito dichiarato da Faro e famiglia e il patrimonio posseduto. Così la Dda di Catania ha presentato la richiesto di sequestro al Tribunale etneo ipotizzando un’acquisizione patrimoniale frutto di attività illecite connesse ai presunti rapporti dell’imprenditore con i vertici delle cosche mafiose di Catania e Caltagirone.

Secondo quanto si legge su la Repubblica dalle indagini della Dia sarebbe emerso che l’imprenditore del settore dell’edilizia e del movimento terra, dopo l’arresto avvenuto del 2001, ha lasciato ai famigliari il compito di gestire e accrescere il patrimonio di famiglia, investendo in quote societarie, imprese, e in diversi immobili e autoveicoli.

Beni per complessivi 7 milioni di euro sono stati sequestrati oggi dalla Dia (Direzione investigativa antimafia) di Catania a Giuseppe Faro, 58 anni, imprenditore dei settore edile e movimento terra ritenuto vicino al clan La Rocca, affiliato secondo gli inquirenti alla cosca Santapaola.

Il sequestro di beni disposto dalla sezione misure di prevenzione del tribunale etneo è stato eseguito in Sicilia e in Veneto e riguarda aziende, terreni, appartamenti, garage, automezzi, quote societarie e numerosi rapporti finanziari, bancari e postali. Le indagini che hanno portato ad apporre i sigilli al patrimonio dell’imprenditore sono state coordinate dal procuratore di Catania, Michelangelo Patanè.

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