Berlusconi&Grillo sparano petardi. Renzi e Pd in … vacanza

Puntuali come treni svizzeri, Berlusconi&Grillo in versione natalizia, sparano due petardi scassatutto: il primo contro il premier Enrico Letta, il secondo contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Come consumati e freddi artificieri, il Cav da una parte e il capo del M5S dall’altra, innescano la doppia bomba ad orologeria puntando diritto contro il capo del governo e contro il capo dello Stato per puntare al voto anticipato il 25 maggio nella logica del tanto peggio tanto meglio.

Il leader di Forza Italia smonta l’operato del governo accusando Letta di tutto e di più e invocando (dopo la nuova legge elettorale con il beneplacito di Renzi) nuove elezioni anticipate “per dare al Paese la svolta che serve”.

In piena sintonia arriva il “regalo” di Grillo a Napolitano: “ A gennaio chiederemo l’impeachment. Un atto da parte di una forza politica a lui forse ignota, della cui presenza non si era accorto, il presidente non sentiva infatti i boom. Quello di Capodanno sarà l’ultimo suo discorso, poi trascorrerà le giornate sulle panchine del Pincio “. Una letterina di Natale, quella di Grillo, impregnata di populismo nichilista, fatta apposta per alzare il classico polverone per garantirsi i riflettori senza pagare dazio.

E’ evidente che sia Berlusconi che Grillo hanno riaperto quella campagna elettorale mai chiusa, ben sapendo che per entrambi la destabilizzazione politica con conseguente voto anticipato è l’unica carta nelle loro mani per non essere spazzati via sul piano politico e su quello elettorale.

Non sono passate molte ore dalla timida risposta di Letta a Grillo: “Gli attacchi a Napolitano hanno passato il limite, le parole di Grillo sono totalmente fuori luogo”. Evidentemente hanno prodotto l’effetto opposto, rilanciando l’azione provocatoria e destabilizzante del leader del M5S.

Tutto come da copione? Sì e no. E il Pd? E Matteo Renzi? Bene il neo segretario del pidì che ha tuonato contro l’«indecenza» delle slot nel dl salva Roma poi abortito grazie allo stop del Colle. Ma bene solo se si cambia subito registro, sferzando governo e politica. Il domani giusto è già adesso. Bene se c’è continuità nell’aggredire e risolvere i nodi politici (legge elettorale in primis) e se non si procede solo nell’infinito bla-bla riferito all’iter della propria carriera, del mi candido o non mi candido ancora a sindaco di Firenze, tutto incentrato sul percorso personale che conduce a Palazzo Chigi.

Insomma, Renzi c’è. Ma chissà davvero dov’è e che cosa vuole? Pd cercasi, intanto per rispondere a Berlusconi e a Grillo. Qui e adesso. Domani potrebbe essere troppo tardi.