Marcia di Natale per l’amnistia, la giustizia e la libertà: il Natale laico dei Radicali

Tanta gente alla marcia organizzata dai Radicali per l’amnistia, la giustizia e la libertà: tanti politici esprimono solidarietà

Oggi a Roma si tiene l’evento natalizio laico per eccellenza, giunto alla sua terza replica: la Marcia radicale per l’amnistia, la giustizia e la libertà; in tantissimi hanno raggiunto la Capitale, e in molti romani (sindaco Marino in testa) si sono presentati all’appuntamento, per partecipare alla terza marcia organizzata dai Radicali.

Il tema, centrale e cocente oramai da diversi anni, è oramai il mantra che nella grande sede di Torre Argentina tiene banco ogni santo (e meno santo) giorno: l’amnistia, la riforma della giustizia e le drammatiche condizioni di vita nelle carceri.

Partiti a piedi da via della Conciliazione, proprio di fronte alla grande Basilica di San Pietro, la marcia si è snodata attraverso la Capitale in pieno sonnacchioso risveglio post-vigilia, arrivando fino al carcere di Regina Coeli, dove centinaia di detenuti passeranno il Natale, e snodandosi poi nel centro della città.

“Amnistia” è la parola che campeggia sugli striscioni, sui palloncini, sulle magliette e sulle bocche dei tanti radicali (e non) accorsi alla Marcia, “amnistia” è la parola che Marco Pannella ripete come un laico rosario, “amnistia” è la parola che risuona assordante nelle frequenze di Radio Radicale: “amnistia”, quella che molti propongono ma nessuno vota, che in molti contestano ma nessuno discute.

C’è anche Roberto Giachetti alla marcia (ex radicale, ora del PD e vicepresidente della Camera), c’è, senza scorte e senza fronzoli, sigarette in mano e sorriso in volto, il ministro degli Esteri Emma Bonino, ma anche tanti giornalisti, politici (locali e non), il gonfalone del Comune di Milano inviato dal sindaco Giuliano Pisapia e, sopratutto, tanti liberi cittadini.

Gli endorsement fioccano e sembra che oggi, nel giorno di Natale, siano tutti solidali, pronti a votare un provvedimento che rimetta l’Italia in carreggiata, togliendola da quella “flagranza di reato” che mina non solo lo stato di diritto ma i diritti civili ed umani in Italia. Un panorama, quello carcerario, cui si tenta di porre rimedio con decreti-spot (l’ultimo pochi giorni fa) ma che in realtà, lo ha affermato lo stesso ministro della Giustizia, non risolvono alcun problema.

Secondo quanto urlato negli ultimi anni dai Radicali, e secondo quanto riporta il simbolo con il quale gli stessi Radicali si sono candidati alle ultime elezioni, con un risultato a dir poco insoddisfacente, l’amnistia è l’unico modo, lecito e previsto dalla Carta Costituzionale, per togliere l’Italia dalla scomoda posizione in cui si trova.

Fondatrice orgogliosa dell’Europa, l’Italia non ha raggiunto ancora quello stato di diritto che invece altrove è oramai garanzia di giustizia, libertà ed equità: se a questo si aggiunge la drammatica situazione generale del pianeta carceri, in cui sono rinchiusi oltre il 47% di detenuti in eccedenza rispetto alla normale capienza, spesso in condizioni igieniche disumani e senza alcun tipo di assistenza medica e psicologica, nonchè parcheggiati in cella come tacchini in gabbia (alla faccia della rieducazione), e la mancanza del reato di tortura nel codice penale italiano, la desolazione del quadro che abbiamo davanti è orribilmente inquietante.

Uno “Stato criminale” come lo chiamano, non a torto, i Radicali, che è sotto la lente d’ingrandimento anche dell’Europa, che entro marzo vuole risposte chiare in materia di carceri e diritti umani.

Foto – Roberto Giachetti, Paolo Izzo, Rocco Berardo

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