Mafia, torna in carcere Salvatore Profeta: stava riorganizzando Cosa nostra a Palermo

Era stato arrestato per la strage di via D’Amelio, ma dal 2011 era tornato in libertà.

Salvatore Profeta torna in carcere. Il boss, 66enne, che era stato condannato all’ergastolo per la strage di via D’Amelio, in cui rimasero uccisi il giudice Paolo Borsellino e alcuni uomini della sua scorta, ed era stato poi scagionato nel 2011 tornando in libertà, è stato nuovamente arrestato perché da alcune intercettazioni era emerso che stava riorganizzando Cosa nostra a Palermo.

Molto (forse troppo) rispettato nel suo quartiere, la Guadagna, era stato omaggiato con l’inchino durante una professione deviata appositamente per lui dopo la scarcerazione. Era subito tornato a essere uno dei capimafia più potenti.

L’arresto avvenuto stanotte da parte degli uomini della squadra mobile guidata da Rodolfo Ruperti si basa sull’accusa di aver organizzato in città altri crimini tra i quali estorsioni e rapine. Ovviamente gli è contestato anche il reato di associazione mafiosa. L’operazione della polizia si chiama “Stirpe”.

Oltre a Salvatore Profeta sono state arrestate altre cinque persone e tra di loro anche suo figlio Antonino e suo nipote Rosario. Il clan Profeta era tornato a essere un punto di riferimento per Cosa nostra a Palermo e in particolare nel mandamento di Santa Maria di Gesù.

Gli inquirenti, che sono il procuratore aggiunto Leonardo Agueci e i sostituti Sergio Demontis, Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli, sospettano che possa esserci lo zampino del clan Profeta nell’omicidio avvenuto il mese scorso proprio alla Guadagna: Mirco Schiacchitano, un 25enne con piccoli precedenti penali, è stato ucciso da un commando di sicari come un boss. I suoi assassini sono ancora il libertà.

La polizia ha sottolineato come ancora oggi Cosa nostra sia legata a rituali di affiliazione arcaici.

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