Messina: 5 arresti per tangenti su appalti, coinvolti dirigenti Messinambiente – Video

Ai domiciliari dirigenti di Messinambiente, società del comune di raccolta rifiuti, e imprenditori: “mazzette per appalti”. Nomi arrestati.

di remar

Aggiornamento ore 11:00 – Agli arresti domiciliari sono finiti l’amministratore unico di Messinaambiente S.p.a. Armando Di Maria il dirigente contabile della società Antonino Inferrera, quest’ultimo secondo gli inquirenti messinesi sarebbe stato il vero deus ex machina degli appalti pilotati a favore di imprenditori “amici” e che pagavano mazzette. L’affare più consistente contestato dalla procura è relativo all’individuazione dell’associazione più idonea per gli autocompattatori di Messinambiente, servizi affidati senza alcuna gara a evidenza pubblica. Sempre secondo l’accusa dal 2011 al 2014 il broker assicurativo Antonino Buttino, anche lui arrestato, avrebbe ricevuto dalla società pubblica oltre 350mila euro per individuare tale associazione versando poi una tangente di oltre 50.000 euro. Tra i nomi degli arrestati, figurano anche quelli degli imprenditori Francesco Gentiluomo e Marcello De Vincenzo che avrebbero pagato tangenti per ottenere, sempre senza regolare gara, gli appalti per la riparazione dei mezzi di Messinambiente.

Sono cinque gli arresti per un presunto giro di tangenti per appalti pubblici a Messina, in questi giorni agli onori delle cronache nazionali per l’emergenze idrica. Ai domiciliari sono finiti stamattina dirigenti pubblici e imprenditori in odor di corruzione. Al centro dell’inchiesta c’è Messinambiente, la società del comune che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Le indagini sono state condotte dalla sezione di polizia giudiziaria della procura di Messina e dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale che hanno eseguito oggi l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Messina Giovanni De Marco, su richiesta del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e del suo sostituto Stefania La Rosa.

La misura disposta prevede gli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico nei confronti degli indagati, appunto i dirigenti di Messinambiente e gli imprenditori coinvolti. Le indagini partire due anni fa avrebbero documentato la sistematica violazione della normativa prevista dal Codice degli appalti per l’acquisizione di servizi e forniture da parte di enti e società pubbliche.