Emilio Fede a processo per il ricatto a Mediaset dopo il licenziamento

L’ex direttore avrebbe ricattato i vertici di Mediaset dopo essere stato costretto ad abbandonare la direzione del Tg4

Emilio Fede, per quasi vent’anni direttore del Tg4, andrà un’altra volta a processo, dopo i guai giudiziari che lo hanno visto protagonista nel “domino” processuale scatenato dal caso Ruby. Questa volta all’84enne giornalista, ex “fedelissimo” di Silvio Berlusconi, viene contestato di avere ricattato i vertici di Mediaset con alcune false foto “hot” dopo il licenziamento che il 28 marzo 2012 lo costrinse a lasciare la direzione della testata giornalistica di Retequattro.

Il rinvio giudizio da parte del gup di Milano Elisabetta Meyer è arrivato ieri mattina, dopo che è stata accolta la richiesta del pm Silvia Perrucci. La prima udienza del dibattimento è in calendario per il prossimo 2 febbraio.

Fede è accusato di aver dato mandato al suo ex personal trainer, Gaetano Ferri, e a due sue donne, Maria Madeo e Michela Faioni, di assemblare digitalmente fotomontaggi falsi e compromettenti ritraenti il direttore dell’informazione di Mediaset, Mauro Crippa. Queste immagini sarebbero servite all’ex direttore per costringere Mediaset a un accordo transitivo maggiormente favorevole e remunerativo.

Fede nega, dicendo, anzi, che Crippa lo aveva sempre ritenuto “uno dei più grandi giornalisti” sulla piazza e che l’accusa mossa contro di lui è insensata. Oltre che dall’accusa di estorsione, Fede dovrà difendersi anche da quella di violenza privata per alcuni presunti sms minatori inviati a Ferri, il quale si sarebbe dissociato dal progetto di estorsione di 2 milioni di euro a Berlusconi, per evitare la diffusione delle foto costruite ad arte per compromettere Crippa.

Ferri è stato invece condannato a 3 anni e 10 mesi con rito abbreviato per l’estorsione ai vertici Mediaset, messa in atto col giornalista, ma anche per quella ai danni dello stesso giornalista dalla quale avrebbe incassato appena 700 euro.

E per Fede le incombenze giudiziarie non finiscono qui. Alcune settimane fa la Cassazione ha annullato la condanna a 4 anni e 10 mesi, rimandano il caso Ruby a un appello bis.

Via | Ansa