Renzi, cartellino rosso a Letta sulla “porcata” delle slot. Premier con il cerino in mano?

Oggi alla Camera passa con la fiducia la Legge di stabilità vestita da pulcinella, bucarellata a favore delle lobby, di fatto un ritorno alle vecchie finanziarie tappabuchi, inadeguata a far fronte alla gravità della crisi e a indicare il segnale di svolta atteso dagli italiani.

Insomma la montagna ha partorito il solito topolino, con il Governo che getta al vento una occasione importante e con il premier Letta che brucia gli ultimi brandelli della propria credibilità politica. Di fatto, esecutivo, parlamento e partiti pestano l’acqua nel mortaio assistendo impotenti al degradare della realtà dove la ripresa resta una chimera e l’insoddisfazione e la protesta crescono.

Letta sembra ingessato nel suo ruolo di “non fare saltare i conti”, come quel medico che puntava tutto sul non far salire la febbre al paziente, morto poi di fame. Una domanda s’impone? Chi lo difende il premier? Chi difende il governo?

A parte Giorgio Napolitano e l’establishment europeo non si vedono in giro “crociati” pronti ad immolarsi per Letta e i suoi ministri. Certo, i parlamentari votano (ancora) la fiducia ma “obbligati” dal timore di far saltare la legislatura e di venire rispediti a casa. I centristi brillano per la loro inconsistenza e solo i fuoriusciti ex berlusconiani reggono il moccolo perché hanno bisogno di tempo prima di misurarsi in una prova elettorale che potrebbe ucciderli prima di essere nati. Il Pd arranca, fra gli allineati e sempre più smarriti parlamentari e il neo segretario Matteo Renzi che prova a giocare su più tavoli, senza tirar fuori gran che, col rischio di presentarsi come il rompiscatole ad uso e consumo di velleità personali, capaci solo di mandare tutto a carte quarantotto. Il fronte anti governo è amplissimo e profondo.

L’analisi realistica e drammatica fatta dalla Confindustria sull’Italia “da ricostruire” dopo anni di crisi devastante, quasi fossimo al dopoguerra, impone la svolta immediata che non c’è. I comuni si sono messi per traverso e chiedono ascolto al Colle per non dare forfait. Tutto il resto, dalle opposizioni parlamentari ai movimenti, è (tristemente) noto. Allora?

In futuro c’è lo scontro fra Renzi e Grillo. Ma, forse in tempi più ravvicinati c’è quello fra il segretario del Pd e il premier e il nodo della legge elettorale potrebbe diventare il cappio per entrambi. A regnare sono porcate, pasticci e confusione, cioè il terreno più favorevole per far scendere l’Italia sul crinale sbagliato.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore a proposito della fuga del serial killer: “ Nessuno sa niente e nessuno è responsabile di nulla. Il direttore del carcere candidamente ammette di non aver mai saputo che il personaggio affidatogli, peraltro seminfermo di mente, fosse un pluriomicida. E magari da un punto di vista formale e burocratico ha persino ragione. Con gli stessi argomenti potranno difendersi tutte le figure coinvolte in questo pasticcio: ognuno rinvierà alla responsabilità di qualcun altro, in un trionfo d’incompetenza e leggerezza. È l’inferno della burocrazia. Se vogliamo, è anche il collasso della politica. Che stavolta non è responsabile direttamente, ma è sempre presa in contropiede dagli eventi. Forse perché si è arresa da tempo al continuo sfilacciarsi della vita pubblica e alla perdita di senso della convivenza civile”. Qui siamo.