Elezioni europee 2014: il Ppe non vuole Forza Italia. Ma…

Il 27 gennaio Angela Merkel e compagni decideranno se tenere il partito di Silvio Berlusconi tra i Popolari europei. Nel frattempo, sollievo per l’assenza del Cavaliere al vertice.

Con le elezioni europee 2014 che si avvicinano non ci si può permettere di andare tanto per il sottile, pena il rischio di consegnare ai socialisti la maggioranza dell’assemblea di Strasburgo. Pur di evitare cotanto pericolo, il Partito Popolare Europeo sembra disposto a tenere al suo interno un movimento che ormai è dichiaratamente anti-europeo e per di più guidato da un condannato in via definitiva. Ovviamente si parla di Forza Italia e Silvio Berlusconi.

A dire il vero, la decisione ultima sul da farsi non è ancora stata presa. Solo il 27 gennaio si saprà se sarà concesso al Cavaliere e ai suoi di rimanere nella famiglia europea. Quel che è certo è che, in linea di principio, nessuno li vorrebbe più. La cosa, in effetti, va avanti da parecchio tempo; ma non c’era mai la scusa giusta. Adesso che viene servita su un piatto d’argento (antieuropeismo e condanne), non conviene più: quel 20% che i sondaggi attribuiscono a Forza Italia significano un po’ di seggi. Seggi che fanno comodo per mantenere la maggioranza.

E questa è davvero l’unica ragione per cui Forza Italia fa ancora parte del Ppe. Per il resto, nel vertice che si è tenuto ieri e al quale Berlusconi non ha potuto partecipare a causa del ritiro del passaporto e della carta d’identità con timbro “non valida per l’espatrio”, a quanto pare, c’è stato un bel sollievo. Un eurodeputato della Cdu spiega a Repubblica: “Almeno ora abbiamo la certezza che non dovremo sederci allo stesso tavolo di Berlusconi perché non può espatriare. Una vera fortuna. Per i leader popolari farsi vedere al suo fianco in campagna elettorale sarebbe estremamente dannoso”.

Ma dell’assenza di Berlusconi al vertice – in cui erano invece presenti Casini (Udc), Alfano (Ncd, che entro breve entrerà nel Ppe) e Tajani (eurodeputato di Forza Italia) – si è parlato, non senza ironie: “Non sapevo che Berlusconi non avesse più i documenti, io lo conoscevo ai tempi in cui aveva ancora il passaporto”, avrebbe detto Juncker. Stessa linea per il premier finlandese Katainen: “Berlusconi è sempre stato molto colorito nei nostri incontri, ma sta ai giudici decidere cos’è giusto, è la vita”.

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