Bagheria, 22 arresti per estorsione grazie alle denunce di 36 imprenditori

Tre imprenditori si sono presentati spontaneamente alle forze dell’ordine, gli altri 33 hanno collaborato.

“Non è mai accaduto che un numero così consistente di vittime collaborasse”. Lo ha detto il colonnello Salvatore Altavilla, comandante del Reparto Operativo dei carabinieri di Palermo che questa mattina all’alba hanno eseguito 22 provvedimenti restrittivi emessi nei confronti di capi e gregari del mandamento di Bagheria. Sono ben 36 tra imprenditori e commercianti le vittime in questione che hanno collaborato con le forze dell’ordine per arrivare agli arresti di oggi con le accuse di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, sequestro di persona e danneggiamento.

Stiamo parlando di “pizzo”, sostanzialmente, quello che gli imprenditori di Bagheria, cittadina resa celebre dal film di Giuseppe Tornatore, hanno dovuto pagare per molti anni, alcuni di loro sono rimasti sul lastrico perché hanno dovuto mantenere le famiglie dei boss in prigione e pagare una specie di stipendio ai capi una volta usciti dal carcere.

Il procuratore Franco Lo Voi, il procuratore aggiunto Leonardo Agueci, i sostituti Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli stanno concedo le indagini coinvolgendo i mafiosi che negli ultimi 25 anni hanno spadroneggiato a Bagheria e che sono tutti strettamente connessi a Bernardo Provenzano.

Gli imprenditori che si sono rivolti spontaneamente alle forze dell’ordine sono tre, gli altri 33 sono stati convocati dagli inquirenti, ma non si sono tirati indietro quando hanno dovuto ammettere di aver pagato il pizzo e hanno così permesso l’operazione che stamattina ha condotto ai 22 arresti.

Circa 50 estorsioni sono ben documentate, riguardano tutte le attività economiche del Paese, con una predilezione particolare per il settore edilizio.