Grecia: 1 milione di euro alla Tv della Camera e Stop finanziamenti ad Alba Dorata

Il parlamento spende una cifra enorme per la tv della camera, mentre taglia i servizi sociali. Stop al finanziamento pubblico per Alba Dorata

Il Parlamento greco ha stanziato, nel bilancio 2014, più di 1 milione di euro per finanziare i sottotitoli del canale tv della Camera. La notizia è rimbalzata, oggi, sui principali siti di informazione ellenica.

Non vogliamo cadere nella retorica anti-casta, perché quel milione non sarebbe decisivo per uscire da una situazione economica e sociale disastrosa (che è ancora tale, a dispetto di quanto afferma qualche ardito analista). Tuttavia, l’esosa voce di spesa, appare come l’ennesimo schiaffo ad un popolo ridotto allo stremo. Il prossimo anno, infatti, sono previsti ancora consistenti tagli alla sanità, alla scuola, alla previdenza. Inoltre, altri 25 mila dipendenti pubblici, molto probabilmente, perderanno il lavoro a gennaio. Ma evidentemente la maggioranza parlamentare, che sostiene il governo di larghe intese, considera i sottotitoli della televisione della camera una priorità assoluta.

Sembra quasi che la politica economica imposta dalla Troika, fondata sulla socializzazione del debito privato e su prestiti che generano debito all’infinito, proceda in parallelo con voci di spesa del tutto ingiustificabili.
I governi amici di Francoforte e di Berlino mettono in campo misure una tantum di “moralizzazione”, tanto per creare un effetto compensatorio rispetto ai sacrifici a cui sono sottoposti i loro cittadini. Potremmo definirle: operazioni di marketing per cittadini depressi; mentre gli sprechi, quelli veri, non vengono efficacemente eliminati.

In Grecia, in Spagna, in Portogallo e in Italia, la politica dei tagli “mirati” al Welfare, combinati con l’aumento della pressione fiscale, ha generato un incremento drammatico delle disuguaglianze. A Bruxelles, intanto, non se ne parla nemmeno di mettere in piedi un piano per il lavoro europeo e Berlino non vuol sentir parlare di Eurobond e di revisione dell’accordo dell’Unione Bancaria Europea. Così difronte all'”impossibilità” di agire in maniera incisiva, i governi del sud europa tirano fuori qualche “taglio alla casta“. Salvo poi constare che gli sprechi continuano, come nel caso ellenico sopracitato.

I governi dell’austerity non sono solo ubbidienti alla Troika, ma anche collusi con poteri economici parassitari e spesso, come nel caso della Spagna, finiscono al centro di scandali di corruzione. Ma tutto si sopporta… perché scenari alternativi alle politiche economiche vigenti vengono puntualmente additate, dai media e dai governi in carica, come apocalittici. D’altro canto, di opposizione costruttiva a quanto sta accadendo non se ne vede molta, basti pensare ai Forconi nostrani.

Il governo greco, intanto, in conformità al marketing per depressi, oggi ha sospeso il finanziamento pubblico ad Alba Dorata. A tale riguardo, il ministro dell’interno ellenico, Yannis Michelakis, ha dichiarato: “E’incomprensibile che lo Stato e i cittadini finanzino formazioni politiche accusate di essere organizzazioni criminali o terroristiche che si nascondono sotto le spoglie di un partito politico“.

Già, incomprensibile (ci permetterete una punta di sarcasmo). Incomprensibile come il fatto che il partito Nuova Democrazia, a cui appartiene l’attuale Presidente del Consiglio (Samaras) e lo stesso ministro dell’interno, abbia intrattenuto in passato relazioni con il partito neonazista. Incomprensibile come l’impunità prolungata per gli squadristi di Alba Dorata, autori di aggressioni ad extra comunitari e di ricatti mafiosi ai negozianti di Atene.

Incomprensibile come il fatto che il Ministro degli Interni, perfettamente a conoscenza dei rapporti tra polizia e Alba Dorata, non abbia mosso un dito fino all’assassino del rapper Pavlos Fyassas. Incomprensibile come la nomina, da parte dell’esecutivo, della moglie di Michaloliákos (leader della formazione di estrema destra) a rappresentante greco presso l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.
E, soprattutto, incomprensibile come lo stato in cui è ridotta la democrazia in Grecia.