Olimpiadi e politica. Che fare con questa Cina “double face” ?

Se c’era ancora qualche dubbio sulla straordinaria capacità di metamorfosi dei cinesi, dopo l’inaugurazione dei Giochi di Pechino, è tutto più chiaro. Nel bene e nel male. Capaci di ogni “prodezza”, fino a cancellare interamente un secolo, il novecento: esaltante e tragico, colmo di speranze solo sognate e di tragedie consumate sulla pelle di un

Se c’era ancora qualche dubbio sulla straordinaria capacità di metamorfosi dei cinesi, dopo l’inaugurazione dei Giochi di Pechino, è tutto più chiaro. Nel bene e nel male.

Capaci di ogni “prodezza”, fino a cancellare interamente un secolo, il novecento: esaltante e tragico, colmo di speranze solo sognate e di tragedie consumate sulla pelle di un popolo che ha sempre pagato il prezzo dei propri errori.

Come comportarsi con i “nuovi padroni” della storia a venire? Non si può non riconoscere il grande balzo economico compiuto dalla Cina. Anche se è tutto da dimostrare che lo sviluppo proceda a questi ritmi e che un Paese così complesso e colmo di contraddizioni possa diventare leader mondiale, anche solo nell’economia.

Il nodo vero è il divario esistente fra evoluzione economica e sistema politico. Alla crescente liberalizzazione del mercato si contrappone un soffocante controllo del potere politico, dittatoriale.

A lungo andare, con l’economia in continua espansione e con il mancato recupero del ritardo politico che resta “chiuso” come regime comunista, il rischio di una strozzatura e di una “esplosione” del sistema non è per niente irreale.

Si può anche cadere dalla padella alla brace. Se è vero che anche in Cina, pur detenendo il potere assoluto, il comunismo è ideologicamente e politicamente “esaurito”, e se è vero che a breve non è legittimamente pensabile il passaggio a un sistema “democratico”, si potrà creare un vuoto politico che verosimilmente potrebbe essere occupato dal “nazionalismo” con interrogativi e rischi molto angoscianti.

Ciò detto non si può far finta di non vedere l’ “altra Cina”, quella della vergogna e delle tragedie, della repressione dei diritti umani, della violazione dei diritti civili, a cominciare da quelli politici e religiosi, dello sfruttamento disumano.

Che fare? L’errore da evitare è quello di “isolare” un paese di un miliardo e 300 milioni di persone. Bisogna anzi metterlo in condizione di giocare alla pari nello scenario mondiale; bilanciare il suo peso dialogando con India, Giappone e Australia; puntare sulla evoluzione interna in modo da evitare la sostituzione di un comunismo, “costretto” dai rapporti internazionali alla coesistenza pacifica, con un nazionalismo che può mettere a ferro e fuoco la regione e destabilizzare il mondo intero.

Alla Cina non conviene mostrare i muscoli. Anche se la sua forza è ingente, sa qual è il gap nei confronti degli Usa. Pechino gioca perciò altre carte. Punta sui legami di interdipendenza economica, quale anello indispensabile delle catene di produzione mondiale dei beni primari, risorse energetiche, prodotti manifatturieri, servizi.

I nuovi vertici cinesi sembrano affidarsi al “soft power”, per diventare stabilmente e solidamente una grande superpotenza. In altre parole cercano di giocare sul potere dissuasivo per impedire a qualsiasi nazione di agire in contrasto degli interessi del gigante asiatico perché le ripercussioni coinvolgerebbero il mondo intero, con danni per tutti.

La Cina oggi, non è più quella di Mao Tse Tung, il “liberatore” dal sorriso accennato dove si poteva leggere di tutto. Il “grande timoniere” ha sempre nascosto le nefandezze e le tragedie causate dalla sua rivoluzione del ’49.

I suoi nipotini, (politicamente figli del pragmatico Deng) che ieri con la festa d’apertura dei Giochi hanno magnificato la “nuova” Cina per legittimarsi come leadership permanente, hanno cancellato un secolo intero. Senza battere ciglio. Qualcosa vorrà pur dire.