Germania: A tutta austerity con la Grosse Koalition

In molti si augurano che i socialdemocratici vadano al governo con la Merkel. Hanno ragione?

Domani sera saranno resi noti i risultati del referendum sull’accordo di governo della Grosse Koalition. A pronunciarsi, sul patto siglato dalla Cdu di Angela Merkel e dalla Spd di Sigmar Gabriel, saranno esclusivamente gli iscritti al partito socialdemocratico. Per il momento nessuno si azzarda a fare ipotesi sull’esito della consultazione.

L’ipotesi di un assenso ad un esecutivo di coalizione, lievemente più accreditata rispetto al nein dei socialisti, non dovrebbe, tuttavia, far fare i salti di gioia agli italiani, ai greci, ai portoghesi e agli spagnoli. Una parte della stampa nostrana, infatti, sta dipingendo l’alleanza tra Merkel e Gabriel in maniera troppo ottimistica, per usare un eufemismo.
La Spd è riuscita a strappare un accordo di governo che prevede un pacchetto di misure sociali interne, come il reddito minimo, ma questo ha poco a che fare con le politiche europee. Un eventuale governo popolare e socialista, infatti, non cambierebbe di una virgola le misure di austerity, anzi, queste potrebbero subire un inasprimento.

Basta dare un’occhiatina all’accordo programmatico, per rendersi conto che la tanto invocata entrata dei socialdemocratici al governo non porterà a nessuna modifica delle politiche di rigore degli ultimi anni. Chissà se Letta e Renzi se ne sono accorti…

Nel capitolo del programma, dedicato alla Ue, si legge: “E’ necessaria (da parte degli stati membri dell’Unione) una politica di bilancio ed economica orientata su criteri di stabilità. Per questo motivo, gli alti livelli di debito pubblico devono subire un ulteriore decremento. È una delle lezioni di questa crisi“.

Segnaliamo, inoltre, che non c’è alcuna possibilità che si giunga ad un accordo sugli Eurobond. Gabriel e Merkel lo hanno messo nero su bianco: “Il principio che ogni stato membro risponde delle proprie obbligazioni non può essere messo in discussione. Ogni forma di messa in comune dei debiti pubblici metterebbe in pericolo l’assetto delle politiche nazionali in ogni singolo stato membro“. Verrebbe da domandarsi: ma di quali Stati stanno parlando? La Germania credo, non me ne viene in mente nessun altro.

In molti paesi europei siamo entrati in un regime economico basato sulla creazione infinita di debito, come ammesso candidamente perfino dal Presidente della BCE, Mario Draghi. Tutto questo alla Cancelliera sembra non interessare minimamente, anzi, rilancia. Merkel rimane propensa a rinunciare a qualche piccola aggiunta al Protoccollo 14 dei Trattati europei. Di cosa si tratta? Di nuove misure per facilitare il controllo dei bilanci degli Stati dell’eurozona.

Non è finita qui. Nei giorni scorsi, la Spd si è allineata alla Merkel sulla questione dell’Unione Bancaria Europea. L’ipotesi che sui crack delle banche non dovessero intervenire solo gli Stati è stata respinta con vigore: i tedeschi contribuiscono solo al Mes. Inoltre, sempre con il beneplacito della Spd, Berlino è riuscita a sottrarre al controllo della BCE le sue banche con bilanci inferiori a 30 miliardi di euro, ovvero le casse di risparmio. A certificare lo stato di salute di queste banche saranno i tedeschi stessi.

In conclusione ricordiamo che la Spd non ha battuto ciglio rispetto alle modalità degli “aiuti” concessi agli stati membri. La Troika (UE, BCE e FMI) potrebbe pretendere condizioni ancora più restrittive a riguardo. La sentenza di Karlsruhe dello scorso anno va proprio in questa direzione. Secondo la Corte Costituzionale Tedesca, senza l’autorizzazione del Bundestag, il governo non potrà impegnarsi per aiuti superiori a 195 miliardi di euro.