Ore 12 – La rivolta dei “colonnelli” contro Veltroni apre la guerra nel Pd

Veltroni è in ferie? Che ci resti, suggerisce qualche maligno del Pd. In effetti Walter non ne azzecca una. La strombazzata petizione del Pd contro il governo, è già un flop. Di più: è un boomerang. Quando sindaci (Cacciari, Chiamparino) e governatori (Bassolino) non firmano la petizione voluta dal leader del proprio partito, vuol dire

Veltroni è in ferie? Che ci resti, suggerisce qualche maligno del Pd. In effetti Walter non ne azzecca una. La strombazzata petizione del Pd contro il governo, è già un flop. Di più: è un boomerang.

Quando sindaci (Cacciari, Chiamparino) e governatori (Bassolino) non firmano la petizione voluta dal leader del proprio partito, vuol dire che la frittata è bruciata. “Non si dichiara guerra senza avere l’esercito”, ribatte il sindaco di Venezia.

Il no alla petizione è il segnale del malessere che cova nel partito. E’ un dissenso politico. Il capo del Pd ha giocato con l’idea del bipartitismo all’italiana imboccando un vicolo cieco. E a ottobre porta la gente in piazza.

Ma la politica delle spallate non è una politica. Lo aveva insegnato Togliatti. E Berlinguer ne faceva tesoro. Nel 1970, sulla spinta del ’68, mentre tutti si aspettavano dal Pci l’attacco frontale alla Dc e al “sistema”, Berlinguer (osteggiato da Pietro Ingrao, frenato da Luigi Longo, sostenuto da Giorgio Amendola, Paolo Bufalini e Giorgio Napolitano) avvia una “marcia lunga e disagiata attraverso le istituzioni” e invece di gridare alla rivoluzione fa un documento economico di 8 punti in cui si precisa che non si vuole “tutto e subito” e soprattutto si indicano in modo dettagliato i rimedi per uscire dalla crisi.

Il tono è quello di un partito di governo, che fa politica, che vuole partecipare alla trasformazione, senza forzature. E Berlinguer si mette a testa bassa a “ricostruire”, rinnovandolo nella continuità, il partito smarrito. Quel partito che poi supererà da solo il 34% dei voti e che contribuirà, con i suoi limiti e difetti insuperabili, alla prima vera, grande trasformazione dell’Italia.

Qui c’è solo lotta fra spezzoni di oligarchie. Deprimente storia di duellanti. Per un unico fine: il potere, la poltrona. Dalla periferia alla Capitale.

Intanto Tremonti, in nome del federalismo, sposta gigantesche risorse dal Sud al Nord. Le famiglie non reggono. Anche il ceto medio.

Veltroni rischia di essere il primo e l’ultimo segretario del Pd. Un partito che può esplodere. O coprirsi di ridicolo.