Iran: Sospeso il negoziato sul nucleare

Tehran sospende l’accordo con il 5+1, dopo la decisione Usa di sanzionare 17 compagnie. Queste sono accusate di aver aiutato l’Iran ad aggirare le sanzioni

Ieri sera, un diplomatico iraniano ha dato un annuncio a sorpresa: L’Iran interrompe i negoziati sull’atomica con il 5+1 (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina e Germania).

Tra Usa e Iran tutto sembrava filare liscio, erano iniziate anche le prime ispezioni blitz dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (predisposte dal primo accordo di Ginevra). Poi è arrivata un’iniziativa nordamericana che ha rimesso tutto in discussione. Washington ha deciso di sanzionare 17 soggetti, tra aziende e operatori, accusati di aver di aver offerto supporto all’Iran per aggirare le penalità economiche (a cui era sottoposto in passato). Nella black list degli Usa sono finite, tra le altre, una società di Singapore e cinque compagnie iraniane, che avrebbero dato sostegno al programma nucleare.

Teheran, a Ginevra, aveva accettato le visite a sorpresa degli ispettori e l’impegno a non produrre più uranio arricchito per scopo non civile. La contropartita, però, era molto chiara: scongelamento di fondi esteri e impegno a non emettere ulteriori misure punitive. Obama si era fatto garante dell’accordo, chiedendo formalmente al Congresso di non votare sanzioni aggiuntive nei confronti dell’Iran per una anno.

Gli Stati Uniti hanno provato a giustificarsi. Per Washington, quelle predisposte dopo l’accordo, non possono essere considerare come punizioni aggiuntive. Si tratterebbe, piuttosto, di misure decise nell’ambito delle sanzioni già esistenti. Tale motivazione, per il governo Rowani, è solo un sofismo e viola apertamente il patto ginevrino. Ad evidenziarlo, presso le agenzia di stampa, è stato anche Seyyed Abbas Araqchi, vice ministro degli esteri. D’altro canto era facile prevedere che, di fronte alla presa di posizione statunitense, Tehran non avrebbe potuto rimanere indifferente.

La firma dell’accordo sul nucleare aveva una finalità importantissima per il governo della Repubblica Islamica, quella di far ripartire l’economia interna. Se gli Usa pongono degli ostacoli a questo obiettivo, Rowani non può non forzare la mano. Ricordiamo, a tale riguardo, che il primo ministro iraniano deve tenere “sotto controllo” un vasto fronte di opposizione interna, che lo accusa di essersi alleato con “il diavolo“.

Dunque siamo tornati al punto di partenza. Ora attendiamo di scoprire chi sarà a fare la prima mossa per una riapertura del dialogo e dove avranno luogo le prossime consultazioni.