Stati Uniti: bilancio, semaforo verde dalla Camera per accordo bipartisan

Si tratta di un ‘compromesso’ che alla fine non soddisfa né i repubblicani (che hanno la maggioranza alla Camera) né i democratici.

La Camera dei rappresentanti Usa ha dato il semaforo verde, a larghissima maggioranza, per l’accordo bipartisan sul bilancio. Il provvedimento scongiura un nuovo shutdown dell’amministrazione a gennaio e per alzare di 62 miliardi, nei prossimi due anni, il tetto sulla spesa pubblica imposto dai tagli automatici. I voti a favore sono stati 332, quelli contrari 94. I repubblicani che hanno detto di sì sono stati 169, quelli dei democratici 163.

Contrari, invece, 62 repubblicani e 32 democratici. Dopo il voto, lo speaker della Camera John Boehner ha attaccato per il secondo giorno consecutivo i Tea Party, la frangia più estremista del partito, accusando di remare contro gli stessi interessi repubblicani: “Hanno posizioni fuorvianti e ormai prive di credibilità”. Boehner ha aggiunto: “Il provvedimento non contiene tutto ciò che avremmo voluto, ma il nostro lavoro è quello di trovare degli spazi comuni per progredire nell’interesse dei cittadini americani”.

Nonostante la vittoria, nessuna esultanza pure dai banchi dei democratici. Nancy Pelosi è insoddisfatta perché il compromesso non contiene l’estensione dei sussidi di disoccupazione. Il leader della Camera ha comunque invitato i compagni di partito ad approvare la legge per superare l’impasse e cominciare a lavorare sulle altre importanti questioni, a partire dall’immigrazione e dall’aumento del salario minimo. “Certamente questo accordo non ci soddisfa perché è limitato, ma così possiamo toglierlo dal tavolo per fare spazio alle altre discussioni che dovremmo avere”.

E ancora: “Le elezioni hanno delle conseguenze. Per poter fare davvero ciò che si ritiene di dover fare, le elezioni occorre vincerle” ha ribattuto il repubblicano Pau Ryan, ex candidato alla vice presidenza con Romney, nonché autore del testo di compromesso insieme alla democratica Patty Murray. La settimana prossima toccherà al Senato, a maggioranza democratica. Perché ci sia l’approvazione definitiva, occorrono anche almeno cinque voti da parte dei repubblicani.