Congo: la dissoluzione del gruppo armato M23 tra ipocrisie ed accuse

Spiragli di pace avvelenati nella Repubblica del Congo.

di sara

Nella Repubblica Democratica del Congo si tira un sospiro di sollievo, grazie alla firma di alcuni documenti avvenuta ieri, 12 dicembre 2013, carte che affermano l’impegno degli ex-ribelli del Movimento del 23-Marzo (conosciuto anche come M23, un gruppo di dissidenti attivi nella parte orientale del paese, che ha deposto le armi ad inizio novembre, sotto la pressione dell’esercito nazionale sostenuto dalle truppe dell’ONU) a mettere fine al conflitto nell’est del paese. L’annuncio è stato diramato dal presidente ugandese Yoweri Musevini dopo gli accordi avvenuti a Nairobi, in Kenia, riguardanti la dissoluzione del gruppo armato, le sue modalità e soprattutto la rinuncia dei membri all’uso della violenza per far valere i propri diritti. Una svolta storica che non sarà seguita da un perdono immemore, come sottolineano le parole del portavoce del governo Lambert Mende:

Non ci sarà un’amnistia generale. Coloro che si sono comportati in maniera criminale sul piano del diritto internazionale e che sono accusati di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, non saranno reinseriti nella società.

Accordi senza nome: retroscena polemico e un po’ ipocrita


L’accodo volto ad assicurare la sicurezza del paese è invece stato rimandato all’ultimo momento, a causa di un disaccordo tra le parti. Il governo di Kinshasa avrebbe infatti rifiutato di definire il testo come “dichiarazione”, come richiesto dal Movimento.
Dietro la presenza di Musevini la volontà di affermare il sostegno al processo di pace e il desiderio di sedare le accuse secondo le quali sarebbe stata proprio l’Uganda a tramare contro i negoziati:

Foto by ISAAC KASAMANI/AFP/Getty Images. Tutti i diritti riservati.

Via | lemonde.fr/afrique