Caos Italia – Oggi in Consiglio Federale, mentre si litiga su quel protocollo arrivato fuori tempo massimo

Oggi, con fischio d’inizio alle ore 10.00, scende in campo il Consiglio Federale Fir, match clou della settimana. A fronteggiarsi diversi schiaramenti eterogeni, pronti a ogni passo pur di aggiudicarsi l’agognata vittoria. Vittoria che si chiama Celtic League. Vittoria di Pirro, visto che oggi nulla di definitivo uscirà da Roma. Ma a tenere banco, negli

Oggi, con fischio d'inizio alle ore 10.00, scende in campo il Consiglio Federale Fir, match clou della settimana. A fronteggiarsi diversi schiaramenti eterogeni, pronti a ogni passo pur di aggiudicarsi l'agognata vittoria. Vittoria che si chiama Celtic League. Vittoria di Pirro, visto che oggi nulla di definitivo uscirà da Roma. Ma a tenere banco, negli ultimi giorni, è il protocollo tecnico ricevuto martedì delle due (tre?) candidate celtiche. Un protocollo che impone un controllo molto forte da parte della Fir sulle scelte tecniche e dirigenziali delle future franchigie. Un protocollo che doveva essere pronto a dicembre 2008, non a settembre 2009.

Partiamo da una premessa personale: questo blog fin dall'inizio ha sempre detto che la scelta migliore per la Celtic League sarebbero state due franchigie federali. Nonostante tutti i dubbi e le perplessità che lo statalismo federale mi suscita, infatti, sono convinto che l'esperienza celtica sia nata per la necessità di creare dei giocatori, ma anche dei coach e dei dirigenti di livello europeo da far crescere e poi indirizzare sulla nazionale maggiore. Cosa che nel nostro Super 10 era, ed è, impossibile. La Celtic League non doveva, e non deve, essere solo la valvola di sfogo delle velleità di tizio o caio, che si chiami Benetton, Abbondanza o Fumero. L'opzione celtica, invece, deve servire alla nazionale, ma anche a tutto il movimento, a creare un'esperienza professionale di alto livello alle migliori eccellenze della palla ovale italiana. Che esse siano giocatori, allenatori o dirigenti.
Da questa premessa nasce l'affermazione che il protocollo tecnico giunto martedì alle candidate celtiche sia arrivato con colpevolissimo ritardo.
Perché chiedere che giocatori, tecnici e dirigenti siano concordati con la Fir, che la Federazione partecipi alle spese di gestione degli stessi, ma abbia a quel punto diritto di scelta, doveva essere chiaro fin dall'inizio. Anche se si tratta di un papocchio statal-privatistico che mi fa venir la nausea, la necessità di una gestione comune del bene ovale d'eccellenza è fuori di dubbio. Il protocollo tecnico consente (e rende vincolante se firmato) alla FIR di avere un forte controllo sulle due franchigie, attraverso la scelta di d.s., capo allenatore, preparatore, medico sociale e dei giocatori di interesse nazionale (figure alle quali garantirebbe il 60% dell'ingaggio).
Ma, come detto, il protocollo è arrivato ora, non a dicembre. Perché? Incompetenza? Pressapochismo? Forse, probabile, visti i nostri dirigenti federali. Furbizia? Gioco sporco? Paraculaggio? Forse, probabile, visti i nostri dirigenti federali.
Di sicuro c'è che l'invio del protocollo (non è chiaro se solo alle due franchigie scelte il 18 luglio o anche a Treviso) ha creato l'ennesima polemica e l'ennesimo scontro Roma-Veneto. Perché? Perché i trevigiani hanno visto questa nuova richiesta come un chiaro segnale anti-Benetton. Treviso, infatti, ha da sempre osteggiato una franchigia privata veneta a "gestione" federale. Zatta ha da sempre detto che in casa Benetton comandano loro e nessun altro. Questo protocollo tecnico è nettamente in contrasto, quindi, con la filosofia ovale trevigiana. E ha scatenato le polemiche dal fronte veneto.
A Roma, invece, questo nuovo paletto puzza di bruciato. Perché il 18 luglio (piaccia o non piaccia, e oggi si scoprirà se è proprio così) si sono scelte due franchigie in base alle richieste fatte dalla Fir e dal Board celtico. E, salvo smentite del CF, le candidate scelte avevano tutte le carte in regola per venir scelte. Cambiare le carte in tavola e mettere nuovi paletti e nuovi parametri di giudizio dopo il voto può far pensare all'estremo tentativo di mettere fuorigioco una delle due franchigie scelte. E' così? Forse, anche se le parole dei Pretoriani in questi mesi sono sempre andate nella direzione richiesta dal protocollo. Quindi? Paure inutili? Forse, anche se, visto la schizzofrenia federale, nessuna paura è mai troppa. O, forse, ci possiamo aspettare un colpo di scena al di fuori dell'asse Roma-Treviso? Chi sa… lo scopriremo tra poche ore.

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