Beppe Grillo alle forze dell’ordine: “Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica”

Lettera aperta sul blog del capopopolo M5s ai comandanti di Carabinieri, Polizia ed Esercito. Il comico esorta a non difendere più la politica, “istituzioni delegittimate, gli italiani sono dalla vostra parte”

Che Beppe Grillo utilizzi modi e termini sopra le righe proprio per essere il più performante possibile nelle reazioni emotive delle sue dichiarazioni (nel bene o nel male che sia) è oramai un dato di fatto, ma certamente l’ultimo post sul suo blog sarà al centro di una aspra polemica che sarà dura sedare.

Tornando sulle manifestazioni di ieri 9 dicembre, tenutesi in tutto il Paese, il comico genovese, proprietario di logo e marchio M5s, ha scritto una lettera aperta a Leonardo Gallitelli, Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Alessandro Pansa, capo della Polizia di Stato e Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito italiano, lanciando un vero e proprio appello all’insubordinazione dei funzionari dello Stato in solidarietà con quel “popolo italiano” sceso in piazza ieri e oggi.

Ne ha per tutti, come sempre, il comico genovese: dai parlamentari, alle alte cariche dello Stato fino ai giornalisti, tutti pronti a difendere un Paese in cui tutto è illegittimo (il riferimento è alla sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionali -e non anticostituzionali come dice Grillo- due articoli della legge elettorale vigente) e in cui il poltronismo la fa da padrone.

Nel suo appello Grillo parla di una totale delegittimazione dei partiti e del sistema politico buttando nel calderone tutti gli argomenti possibili ed immaginabili (dalla trattativa Stato-mafia al finanziamento pubblico ai partiti fino alle politiche germanocentriche dell’Unione Europea): una situazione allo sbando in cui, scrive il comico, le forze di sicurezza fanno un po’ da bersaglio e un po’ da cani da guardia della classe politica e delle “istituzioni illegittime di questo paese.”

“I disordini di ieri in tutta Italia sono per la maggior parte dovuti a gente esasperata per le sue condizioni di vita e per l’arroganza, la sordità, il menefreghismo di una classe politica che non rinuncia ad alcun privilegio, tesa soltanto a perpetuare sé stessa. La protesta di ieri può essere l’inizio di un incendio o l’annuncio di future rivolte forse incontrollabili.”

Nella sua analisi Beppe Grillo, non pago della tabula rasa fatta, tenta di gettare un ponte alle forze di pubblica sicurezza in Italia: sarà forse il clima “rovente” e il futuro in cui si delineano, a detta del comico, “future rivolte forse incontrollabili”, ma certo è che la follia dell’appello di Grillo giunge oggi al suo apice:

“Alcuni agenti di Polizia e della Guardia di Finanza a Torino si sono tolti il casco, si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. E’ stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari. Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica che ha portato l’Italia allo sfacelo, di non scortarli con le loro macchine blu o al supermercato, di non schierarsi davanti ai palazzi del potere infangati dalla corruzione e dal malaffare. Le forze dell’Ordine non meritano un ruolo così degradante. Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro. Nelle prossime manifestazioni ordinate ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini. Sarà un segnale rivoluzionario, pacifico, estremo e l’Italia cambierà.
In alto i cuori.”

Grillo dimentica quella che è la base, oltre dell’ordinamento dello Stato, dell’educazione civica, forse preda di un delirio rivoluzionario (de noantri), forse surfista sull’onda di una protesta popolare nella quale il MoVimento nulla c’entra e nulla dovrebbe c’entrare; dimentica quelle minime conquiste che è riuscito a garantirsi lo stato di diritto in Italia proponendone l’arretramento al punto zero, adducendo tra l’altro fatti di cronaca (il momento in cui alcuni poliziotti si sono tolti il casco) molto dibattuti tra la prassi, l’ordine di servizio e la solidarietà tacita di questo gesto.

Dimentica anche che lavorare al servizio dello Stato impone abnegazione al funzionario, che presta un giuramento prima di cominciare a prestare servizio: se possibile, indipendentemente da come la si pensi, quello del funzionario di pubblica sicurezza è uno dei lavori più ingrati ma laicamente repubblicani che si possano fare. Beppe Grillo, questo si, dimentica che la proposta da egli stesso fatta si chiama, altrove (in Egitto, per esempio) “golpe militare”, si è chiamata (era il 19 ottobre 1922) “marcia su Roma”: indipendentemente dalla base ideologica, le mostruosità che la storia ci ricorda dovrebbero far riflettere di più prima di mettersi a scrivere al computer.

Foto | Roberto SavocaCorona su Twitter