Thailandia: dimissioni in blocco per l’opposizione

Continuano le proteste contro il governo, dichiarato illegittimo dal Partito democratico che, per domani, ha indetto un’altra grande manifestazione di piazza.

L’intera opposizione della Thailandia volta le spalle al governo di Yingluck Shinawatra, dimettendosi in blocco dal parlamento. L’annuncio è stato dato dal portavoce del Partito democratico, Chavanond Intarakom. “Le dimissioni arriveranno il più presto possibile”, in vista della grande manifestazione di piazza che chiederà nuovamente le dimissioni del premier, accusando di aver minacciato la democrazia cercando di mettere in piedi un Consiglio del popolo di nomina governativa, incompatibile con gli organismi elettivi già presenti.

Le proteste, a Bangkok, sono in corso da più di un mese. C’era stata una tregua di pochi giorni solo in occasione del compleanno del re. Yingluck, in televisione, aveva ribadito di voler accettare il responso della maggioranza della popolazione, di fronte alla proposta alternativa di un consiglio del popolo nominato dall’alto, avanzata dall’ex vice Suthep Thaugsuban. Per tutta risposta, i 152 democratici hanno deciso di dimettersi.

La protesta, naturalmente, va al cuore del problema. Il leader del partito, l’ex premier Abhisit Vejjajjva ha definito infatti “illegittimo” l’attuale governo, che ha vinto le elezioni nel 2011. A Bangkok si teme la manifestazioni di domani, visto che la settimana scorsa un centinaio di manifestanti aveva cercato più volte di forzare le barricate erette dalla polizia intorno al palazzo del governo. Lacrimogeni e proiettili di gomma avevano causato circa 300 feriti, mentre cinque persone erano morte negli scontri tra opposte fazioni.

Yingluck è la sorella di Thaksin, deposto da un golpe nel 2006, ma di fatto anche dall’estero ancora mente del governo. L’attuale esecutivo, proprio grazie al sostegno di Thaksin, ha vinto le ultime cinque elezioni, dal 2001. La situazione, adesso, presenta numerose similitudini con quella che sette anni fa portò poi al golpe dei militari.