Iran: Prime ispezioni dell’Agenzia Atomica dopo l’accordo di Ginevra

L’ Aiea dà il via alle prime ispezioni dopo l’accordo tra Iran e 5+1. Primo sito ad essere visitato è stato una centrale di produzione di acqua pesante

Sono arrivati, in Iran, gli ispettori dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea). Questa è la prima ispezione dopo l’accordo sul nucleare, siglato a Ginevra, dal governo di Tehran e 5+1.

Il primo sito ad essere stato visionato è quello di Arak, a 250 km dalla capitale. Qui si produce acqua pesante, parte integrante degli impianti nucleari.

L’Iran dovrà “comportarsi bene”, perché l’accordo siglato in Svizzera, valido per sei mesi, non ammette distrazioni. L’intesa riconosce il diritto di Tehran ad arricchire l’uranio unicamente per scopi civili. Inoltre è stata statuita la chiusura di un impianto di produzione di plutonio ed ispezioni-blitz dell’Aiea nelle centrali. Infine, il paese mediorientale ha sottoscritto l’arresto della produzione di uranio arricchito del 20% (soglia necessaria per la costruzione di ordigni nucleari), e la trasformazione di quello già esistente in ossido di uranio. L’arricchimento, d’ora in avanti, non potrà superare il 5%.

La contropartita, per il governo Rouhani, è troppo preziosa per lasciarsela sfuggire. L’Iran, infatti, potrà beneficiare di asset del valore di 4,2 miliardi di dollari, finora congelati, a causa delle sanzioni. Ciò dovrebbe dare nuovo respiro all’economia del paese e rilanciare anche il suo ruolo all’interno dell’Opec. Obama si è fatto garante del patto stipulato, chiedendo formalmente al Congresso americano di non votare misure che possano metterlo in crisi. Se le parti in causa saranno di parola, entro sei mesi, si arriverà ad un accordo definitivo.

Israele, intanto, non può che prendere atto del processo di pacificazione tra Iran e Occidente. Dopo mesi mesi di forte opposizione all’accordo di Ginevra, Tel Aviv incomincia a cambiare rotta. Shimon Peres, il capo di Stato di Israele, ha dichiarato oggi di essere disponibile ad incontrare Hassan Rohani: “Perché no? Non ho nemici e non è una questione personale ma politica. Noi vogliamo fare in modo che i nostri nemici diventino amici, e c’è stato un tempo in cui non ci incontravamo, ad esempio, con Arafat“.