Rivolta dell’Immacolata? 43 anni fa il golpe Borghese

Lo sciopero del 9 dicembre (che inizia, in realtà, l’8 notte) viene chiamato anche Rivolta dell’Immacolata. Il riferimento è al golpe Borghese? Oggi ricorre l’anniversario.

Si chiamava golpe Bolghese, ma anche golpe dei forestali o golpe dell’Immacolata. Ed ecco che l’adesione di Forza Nuova allo sciopero dei Forconi, con la citazione esplicita, acquisisce nuovo senso:

«Questa protesta che passerà alla storia come la “Rivolta dell’ Immacolata” sarà il primo atto di una Rivoluzione Italiana che finalmente uscirà dall’orbita dei partiti, dopo vent’anni di frustrazioni legate a Berlusconi prima e a Grillo poi»

Golpe Borghese è il modo con cui si ricorda un colpo di Stato tentato in Italia fra il 7 e l’8 dicembre del 1970, organizzato da Junio Valerio Borghese, con il Fronte Nazionale.
Il “principe nero” (questo il soprannome di Borghese), già comandante della Xª Flottiglia MAS, annullò il golpe stesso mentre era in corso. Si tratta di una delle tante pagine della storia italiana che lascia spazio a una quantità enorme di interrogativi.

L’Italia a quel tempo era un paese di confine tra est e ovest, tra blocco comunista e patto atlantico. La scena politica era dominata dalla Dc, partito-Stato al governo, e dal più grande partito comunista d’Europa, all’opposizione. Il tentativo eversivo del Fronte Nazionale si inseriva in questo contesto, e contemplava il coinvolgimento del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, di Gladio, della P2 di Licio Gelli, del SID (Servizio Informazioni Difesa) con il suo capo, il Generale Vito Miceli, e dei vertici della mafia, Stefano Bontade e Gaetano Badalamenti.
Ricordiamo che il cronista Maro de Mauro fu ucciso dalla mafia proprio perché stava indagando sul golpe dell’Immacolata.

Al tentativo di colpo di Stato non mancarono l’appoggio di altre formazioni di estrema destra, come Avanguardia Nazionale di Stefano delle Chiaie,detto Er Caccola (il suo nome è finito in tutti i processi per strage negli anni di piombo). Delle Chiaie è tornato da poco sulla scena pubblica con il libro “L’Aquila e il Condor” (postfazione di Luca Telese), che ha presentato in molte parti d’Italia .

Anche gli ambienti militari non mancarono di sostenere il golpe di Borghese. Presero parte attivamente all’operazione, che venne denominata “Tora Tora Tora” (in ricordo dell’ attacco giapponese a Pearl Harbour), il generale dell’aeronautica Giuseppe Casero, il colonnello Giuseppe Lo Vecchio e il maggiore Luciano Berti. Interessante anche il coinvolgimento del colonnello dell’esercito, Amos Spiazzi, che avrebbe dovuto occupare Sesto San Giovanni a Milano (quartiere operaio e comunista). Spiazzi successivamente affermò che il rischio golpe non c’era mai stato realmente, perché i neofascisti insurrezionali sarebbero stati manovrati da Dc e Stati Uniti per accentuare la repressione nel paese e per contenere la minaccia rossa.

Il colpo di Stato era stato progettato con perizia a partire dal 1969, quando furono formate delle vere e proprie organizzazioni paramilitari. In combutta con alcuni vertici militari e membri dei Ministeri, il golpe prevedeva l’occupazione del Ministero dell’Interno, del Ministero della Difesa, delle sedi RAI e dei mezzi di telecomunicazione (radio e telefoni). Il piano comprendeva anche il rapimento del Capo dello Stato, Giuseppe Saragat.
I golpisti riuscirono ad entrare in quella notte, tra il 7 e l’8 dicembre, dentro il Ministero degli Interni (senza difficoltà alcuna) e ad impadronirsi di armi e munizioni. Altre forze “insurrezionali” presero posizione dentro il Ministero della Difesa, mentre un gruppo armato della Forestale si appostò non lontano dalle sedi Rai. Qui, una volta andata a buon fine l’operazione, sarebbe stato mandato in onda il proclama del principe nero.

Successivamente arrivò l’ordine di Borghese di fare marcia indietro. Non sono chiare le motivazioni di questa scelta. Quello che è certo è che il governo degli Stati Uniti era perfettamente informato di quanto stava accadendo, come attestato dal Freedom of Information Act del 2004. Washingotn avrebbe dato il supporto all’operazione solo nel caso in cui fosse stato coinvolto un personaggio politico italiano “di garanzia”. Ovviamente stiamo parlando di Giulio Andreotti, che sarebbe dovuto diventare presidente in pectore del governo post-golpe. Tuttavia non è chiaro se Andreotti venne a conoscenza dell’indicazione americana.

Borghese morì latitante in Spagna nel 1974. La vicenda processuale del golpe fu intricatissima e si concluse con un’assoluzione generale nel 1984.

Ovviamente il 9 dicembre non ci sarà nessun tentativo di colpo di Stato, anche se i fascisti amano far rivivere ricorrenze macabre. Tuttavia, preso atto delle modalità organizzative, degli intenti degli organizzatori, delle minacce fatte ai negozianti, potrebbero crearsi non pochi problemi. L’obiettivo è quello di creare confusione e di generare una reazione violenta. Ci auguriamo che le forze dell’ordine viglino in maniera accorta.

Forse gli organizzatori sperano di innescare un effetto Alba Dorata anche nel nostro paese, in vista delle elezioni europee. Se ci fossero disordini sarebbe un segnale inquietante e certificherebbero, ancora di più, il logoramento economico sociale e culturale dell’Italia, ma non solo. Se si verificasse il paventato blocco del paese, l’estrema destra farebbe un clamoroso favore all’esecutivo in carica. Ricordiamo, a tale proposito, che il fenomeno Alba Dorata, in Grecia, ha finito per legittimare l’ordine e le politiche di austerity del governo di larghe intese. I neonazisti (responsabili di omicidi, di aggressioni a stranieri e di usura) sono stati lasciati liberi di agire, per lungo tempo, al fine di azzerare qualsiasi possibilità di opposizione a Bruxelles e alle misure del governo Samaras, che stanno portando il paese allo sfinimento.