Beppe Grillo, le liste di giornalisti e la profezia di Eugenio Scalfari

Nel 2007 il fondatore di Repubblica scriveva: “Ci vedo dietro l’ombra del ‘law & order’ nei suoi aspetti più ripugnanti; ci vedo dietro la dittatura”.

Beppe Grillo è un totalitarista che non ammette il dissenso in nessuna forma? Il giudizio è forse affrettato, certo è che il leader del Movimento 5 Stelle ci mette del suo. Ci si riferisce alla rubrica contro i giornalisti lanciata ieri e inaugurata dalla “schedatura” della giornalista de L’Unità Maria Novella Oppo. Una foto, qualche esempio degli “stravolgimenti” (in verità, trattasi di opinioni) messi in atto dalla persona in questione e poi via libera agli insulti misogini e a sfondo sessuale che hanno inondato il blog e la pagina Facebook di Beppe Grillo (il lettore li può immaginare, altrimenti trovare qui).

Un vero e proprio linciaggio, messo in atto via web, e la cui violenza rimane quindi confinata a livello verbale, ma che fa comunque una certa impressione. Fa impressione soprattutto perché il livello di argomentazione è pari a zero; esistono solo gli insulti. Ora, L’Unità è un quotidiano che da tempo ha preso a condurre una campagna martellante contro Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle ed è anche un quotidiano che sopravvive solo ed esclusivamente grazie ai finanziamenti pubblici all’editoria. Entrambe le cose possono essere sgradite quanto si vuole al leader e ai militanti del Movimento 5 Stelle, ma finché la legge consente ai quotidiani di ricevere fondi statali – e finché la legge consente a ognuno di esprimere la propria opinione – chi si riempie la bocca di “democrazia dal basso” e cose simili dovrebbe quanto meno sopportare il fatto che ci siano opinionisti (che di mestiere questo fanno, esprimono opinioni, quello che Grillo fa da una vita) contrari a questo o quel leader e/o partito.

Silvio Berlusconi sono vent’anni che si lamenta dei “giornali e tv che sono tutti di sinistra” e tutti ci siamo indignati per il “metodo Boffo” che i suoi adepti, forse con eccesso di scrupolo, hanno più volte messo in atto. Bene, è così diverso il trattamento che il leader del Movimento 5 Stelle ha messo in atto? Di sicuro è uguale il punto di partenza: l’intolleranza verso chi esprime opinioni sgradite (cosa ben diversa dal diffamare) fino ad arrivare al punto di indicarlo per nome e cognome e poi lasciare che il popolo si sfoghi attraverso centinaia di insulti, dietro ai quali non si cela altro se non una fede e un odio cechi. Qual è l’obiettivo di tutto ciò? Per quale ragione Grillo non sopporta che ci siano opinioni che dalla sua differiscono? Crede forse di avere la verità in tasca?

Tutte domande che riportano alla mente quanto scrisse Eugenio Scalfari su Repubblica in tempi non sospetti. Era il 2007, il Movimento 5 Stelle era ancora nel grembo di Grillo e Casaleggio e i “grillini” sembravano mossi dal desiderio di condurre battaglie contro gli sprechi, contro la casta, a favore dell’ambiente e dei beni pubblici. E però, il fondatore di Repubblica scriveva, 6 anni fa:

”Quando vedo prender corpo un movimento del tipo del “grillismo” mi viene la pelle d’oca; ci vedo dietro l’ombra del “law & order” nei suoi aspetti più ripugnanti; ci vedo dietro la dittatura”.

All’epoca molti giudicarono esagerate queste parole, ora – pensando ai giornalisti mandati alla gogna, all’intolleranza verso ogni dissenso, ai pentastellati in Parlamento che urlano “non siete niente” e mettono in scena ogni giorno azioni di disturbo sempre più rumorose, per stimolare gli istinti più bellicosi di un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi – ecco, ora queste parole assumono tutt’altro significato.