Mafia a Palermo: 39 arresti nel clan di Pagliarelli

Sequestrati centinaia di chili di droga e arrestati i tre capi di altrettante famiglie mafiose.

di andreas

La mafia a Palermo si era riorganizzata da qualche tempo, grazie ai nuovi capi di tre clan che avevano preso a guidare criminosamente la parte orientale di Palermo. Ragion per cui si è parlato di “triumvirato”, un termine che riporta alla mente la mafia di qualche decennio fa. I tre clan avevano preso a ridare slancio alle attività di Cosa Nostra dopo le decapitazioni cui abbiamo assistito a partire dagli anni ’90, ma da quello che si capisce questa “nuova strada” ha subito un pesantissimo colpo questa mattina, quando il procuratore Francesco Lo Voi, assieme ai procuratori aggiunti Teresa Principato e Leonardo Agueci e i sostituti procuratori Francesco Grassi, Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco, ha ordinato l’arresto di 39 persone.

Tra gli arrestati, anche i tre nuovi boss, che agivano con il consenso dei capimafia in carcere e che sono stati messo sotto controllo da mesi dai carabinieri del reparto operativo, attraverso intercettazioni e pedinamenti. Si tratta soprattutto di affari di droga: centinaia di chili di cocaina provenienti in primis da Napoli e dal Piemonte.

Ma di mezzo ci sono anche le classiche estorsioni, cui però i commercianti non sottostanno più silenziosamente come una volta, tanto che il moltiplicarsi delle denunce ha portato a gestire il traffico in modo molto più prudente. Un errore però si è compiuto lo stesso, l’imprenditore a capo di una delle ditta che sta lavorando alla ristrutturazione del Policlino, ricevute le minacce di estorsione, si è rivolto ai crabinieri e ha denunciato.

Aspetto decisivo per il colonnello De Riggi: “L’ennesimo segnale importante che registriamo a Palermo, gli imprenditori non sembrano essere più così disposti a cedere ai ricatti mafiosi e chiedono il sostegno alle forze dell’ordine”.

Come funzionava la nuova organizzazione mafiosa? Repubblica, cui si deve anche un’inchiesta sulla rinascita di Cosa Nostra, spiega:

I componenti del triumvirato vivono nel mito dei vecchi padrini al carcere duro e provano a tenere unita l’organizzazione alimentando un sistema di welfare per le famiglie dei detenuti. Così, anche per i boss è sacra la festa dei morti: il 2 novembre il triumvirato dispose una montagna di regali per i figli dei detenuti. E i bambini crescono nella leggenda di Cosa nostra. Non senza qualche paura. Uno di loro chiese al papà se rischiava di essere arrestato pure lui un giorno. Il padre lo rassicurò con tono affettuoso: “E allora la mamma dovrebbero arrestarla domani, per tutte le cose che sente”. Storie dall’universo mafioso, che è tutt’altro che fiaccato.

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