Roberto Berardi, la famiglia: “Solo abusi, non riconosciamo la nuova scadenza della pena”

Durissime parole della famiglia Berardi contro la giustizia ed il governo della Guinea Equatoriale: “Stanno commettendo l’ennesimo abuso su Roberto, ora basta!”

Mentre in Guinea Equatoriale continua senza alcuna motivazione ed alcuna certezza sul futuro la lunga detenzione di Roberto Berardi in Italia la famiglia vive l’ennesimo dramma dell’ingiustizia subita da impotenti.

La mancata liberazione dell’imprenditore italiano detenuto in Guinea Equatoriale ha infatti fatto crollare ogni speranza e chiuso ogni possibile spiraglio di potersi fidare della giustizia nguemista, che fino ad oggi ha dimostrato solo il suo lato più grottesco e vendicativo: non conteggiando i giorni di carcerazione preventiva nel computo della pena da scontare da Berardi, e riconoscendo implicitamente l’abuso commesso dalla polizia con un fermo protrattosi per ben 47 giorni al posto delle 72 ore riconosciute dalla legge come legittime, il tribunale di Bata ha commesso un errore marchiano che dimostra bene come la nuova data di fine pena, il 7 luglio 2015, sia solo un pretesto per prendere tempo.

Roberto Berardi ha trascorso infatti i primi 47 giorni in stato di fermo di Polizia: dal 19 gennaio 2013 e per 23 giorni rinchiuso in una cella di isolamento del commissariato di Bata e, successivamente, agli arresti domiciliari, fino al 7 di marzo, giorno in cui è stato il Tribunale ad ordinarne l’arresto (e dal quale partirebbe il conteggio della pena). Non si spiega quindi come sia stato possibile aumentare di 50 giorni la stessa pena (dal 19 maggio al 7 luglio 2015): un errore marchiano di calcolo (3 giorni in più) che rende evidente la pretestuosità della decisione del Tribunale di non liberare Berardi.

A questo si aggiunge, ha spiegato il suo legale Ponciano a Blogo, la totale violazione del codice di procedura penale adottato nel piccolo paese africano, che contrariamente a quanto affermato dai giudici martedì mattina, obbliga a conteggiare la carcerazione preventiva nel computo dei giorni di pena scontati.

Queste tragiche novità nella vicenda di Roberto Berardi hanno persuaso la famiglia a prendere, per la prima volta, una chiara posizione sia contro la giustizia nguemista che contro il governo della Guinea Equatoriale, chiedendo l’immediata scarcerazione ed il rimpatrio del congiunto.

La famiglia di Roberto Berardi, vista la mancata scarcerazione del proprio congiunto il 19 maggio scorso, come prevedeva la sentenza del Tribunale di Bata emessa il 16 luglio 2013, si rammarica di come l’autorità giudiziaria della Guinea Equatoriale utilizzi manifestatamente la procedura penale come arma per impedire il rilascio del nostro congiunto.

Da martedì 19 maggio la famiglia Berardi considera ogni ora di carcere in più trascorsa da Roberto all’interno delle mura del penitenziario di Bata Central l’ennesimo abuso, commesso manifestatamente e in flagranza di reato e perpetrato a danno di Roberto da parte dell’autorità giudiziaria equatoguineana, da parte della polizia e dei militari e da parte del governo della Guinea Equatoriale.

Questo abuso si unisce al regime detentivo di isolamento prolungato nel tempo, ben oltre i termini legalmente consentiti, al digiuno coatto cui spesso Roberto viene costretto dai suoi carcerieri, alle torture ed agli abusi subiti, alle condizioni inumane e degradanti nelle quali Roberto è costretto a vivere da oltre 2 anni e 4 mesi, al processo penale cui Roberto è stato sottoposto ed alla condanna pronunciata senza alcuna prova di colpevolezza concreta, al fermo di polizia prolungatosi anch’esso ben oltre i termini previsti dalla legge.

La famiglia Berardi pertanto non riconosce la data del 7 luglio 2015 come legittima e chiede l’immediato rilascio del proprio familiare illegalmente detenuto; aggiunge inoltre che tale data è stata comunicata solo verbalmente al legale di Roberto Berardi ed alla delegazione italiana che martedì era a Bata per accoglierlo all’uscita dal carcere. Pertanto, considerati i precedenti, ritiene tale comunicazione l’ennesima presa in giro a danno del detenuto, della sua famiglia, del corpo diplomatico e del governo italiano.

Per questi motivi chiediamo alle autorità della Guinea Equatoriale l’immediata scarcerazione di Roberto Berardi ed al governo italiano la predisposizione di ogni strumento, diplomatico, tecnico e giuridico, per il suo altrettanto immediato rientro in Italia.

ha dichiarato il fratello Stefano Berardi a nome della famiglia.

I Video di Blogo

Ultime notizie su Cold Case

Tutto su Cold Case →