Referendum sulla giustizia, i Radicali: “Cassate dalla Suprema Corte più di 800.000 firme, faremo ricorso”

Conferenza stampa al salone del Partito Radicale sui referendum sulla giustizia non ammessi dalla Cassazione. Rossodivita: “Ricorreremo in Italia e alla Corte Europea”

C’era sgomento nel salone grande del Partito Radicale alla lettura delle crude cifre snocciolate dal segretario Rita Bernardini, fornitele dalla Suprema Corte di Cassazione che pochi giorni fa ha terminato l’esame delle firme sui 12 quesiti referendari proposti dai Radicali.

Uno sgomento dato dalla non accettazione di tutti i quesiti in materia di giustizia, nonostante gli sforzi fatti dagli attivisti e dai militanti radicali, coadiuvati in un secondo tempo anche dalla “macchina referendaria” messa a disposizione dal PDL di Silvio Berlusconi. La notizia in anteprima, uscita dagli spifferi del Palazzaccio già qualche giorno fa in maniera non ufficiale ma tutto sommato corretta, aveva stizzito sia il segretario radicale Bernardini sia, a suo dire, i funzionari della Corte di Cassazione che ancora stavano contando.

I numeri snocciolati oggi mostrano però un fallimento che, ad un’analisi anche superficiale, non ha tutte le carte in regola. In particolare stonano le firme raccolte e non ammesse dalla Suprema Corte se rapportate tra quesito e quesito. Le modalità di raccolta firme infatti, lecite e corrette a livello procedurale, è stata fatta su libroni voluminosi e in serie per cui un cittadino che decideva di firmare più quesiti sostanzialmente o sbagliava tutto o non sbagliava nulla.

La discrepanza però delle firme non accettate tra quesito e quesito è curiosa: stonano le 544.716 sottoscrizioni per il primo quesito sulla responsabilità civile dei magistrati (quelle non ammesse sono 123.599, il 22.69% del totale), con le 535.496 sottoscrizioni per l’abolizione dell’ergastolo (quelle non ammesse sono ben 211.608, il 39.51% del totale). Avendole firmate sostanzialmente nello stesso momento, con lo stesso autenticatore, con la stessa penna, allo stesso banchetto e nella medesima modalità, ai Radicali viene da chiedersi come sia stato possibile ammettere alcune firme ed altre no.

A rendere tutto maggiormente oscuro è la mancanza totale di una motivazione nell’ordinanza emessa dalla Cassazione, che informa della bocciatura di tutti i quesiti referendari.

Sul tema ha attaccato un rombante Marco Pannella:

Nel corso della conferenza stampa il segretario neoeletto Rita Bernardini e l’ex consigliere regionale del Lazio Giuseppe Rossodivita hanno annunciato un ricorso sia interno sia, possibile, alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Le responsabilità politiche del fallimento sono invece più cocenti ancora: dal PD “non pervenuto”, dice la Bernardini, al PDL che non assecondò quanto richiesto direttamente da Silvio Berlusconi, salvo qualche rara eccezione, simbolo di come in realtà poco interessi mettere mano al complesso quadro della giustizia in Italia.

La teoria pannelliana è che nel PDL si siano utilizzati quei referendum per accantonare la figura di Berlusconi nel partito, una sconfessione politica del leader che si è ritrovato a chiedere sostegno e collaborazione al partito senza nulla ottenere: il senno di poi, con l’uscita di Nuovo Centrodestra e il rimescolamento nelle carte nel centrodestra italiano, può dare sostegno a questa tesi.

Foto | Matteo Angioli su Facebook

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