Palestina: Israele spiana un villaggio per edificare 255 costruzioni coloniche

Nel giorno dell’arrivo in Palestina di Kerry, Israele ha spianato il villaggio di Mazraa al-Qibliya. Il processo di pace è sempre appeso ad un filo

Oggi arriva in Palestina John Kerry. L’obiettivo del viaggio del Segretario di Stato americano è quello rilanciare il processo di pace. Il negoziato tra Tel Aviv e Anp rimane, tuttavia, appeso ad un filo. La strategia di Israele non cambia, piccole aperture formali si alternano ad “abusi” insostenibili. Segnaliamo l’ultimo di questi, verificatosi questa mattina: è stato spianato il villaggio palestinese di Mazraa al-Qibliya, a nord di Gerusalemme, al fine di costruire 255 nuove unità abitative per coloni.

I proprietari legittimi dei terreni avevano 60 giorni di tempo per fare ricorso, ma Israele non ha aspettato e ha messo in azione il suo esercito. Le 255 nuove costruzioni fanno parte di un progetto più ampio, che prevede l’edificazioni di 800 nuove unità abitative. Il progetto è stato annunciato lo scorso ottobre dal governo israeliano, nel silenzio della comunità internazionale.

Benjamin Netanyahu ha voluto dare così anche un segnale agli Stati Uniti, con cui ultimamente i rapporti non sono più così idilliaci. Al governo conservatore di Tel Aviv, infatti, non è andato giù l’accordo tra Iran e 5+1, soprattutto per questioni economiche. L’Iran potrebbe acquisire una nuova rilevanza nell’area mediorientale e le politiche moderate del Presidente Rouhani potrebbero mettere in discussione i finanziamenti Usa ad Israele per motivi di sicurezza.

Alla notizia dell’ennesimo atto di occupazione illegittima, 36 organizzazioni non governative, tra cui, Amnesty, Oxfam e Human Rights Watch hanno deciso di rilasciare un comunicato congiunto da presentare al Segretario di Stato Americano. Si legge dal comunicato: “Dalla ripresa del processo di pace nel mese di luglio Israele ha distrutto 207 case e proprietà palestinesi nella Cisgiordania occupata, sfollando 311 palestinesi, oltre la metà dei quali sono bambini. Le demolizioni spesso si verificano per facilitare l’espansione degli insediamenti israeliani illegali, con il 60 per cento delle demolizioni che si verificano nelle comunità palestinesi vicino alle zone di insediamento” (Via Nena News).

Per stipulare un accordo tra Palestina e Israele c’è tempo fino al prossimo aprile. Fino ad allora il Presidente Abu Mazen, molto probabilmente, resterà seduto al tavolo del negoziato, anche se i rischi di indebolimento per lui non sono pochi. Il governo Israeliano punta a logorare la pazienza dell’Anp con continui abusi, aspettandosi che sia proprio quest’ultima a far saltare la trattativa. A questo punto per riequilibrare la situazione sarebbe necessario un intervento forte dell’amministrazione americana. Staremo a vedere.