Legge elettorale, verso il patto Letta-Renzi-Alfano

Si va verso un patto di maggioranza tra Pd di Matteo Renzi, il premier Enrico Letta e l’alleato leader del Ncd Angelino Alfano

A cinque giorni dalle primarie che consacreranno il nuovo segretario del Partito Democratico e porteranno ad una necessaria sterzata nelle politiche e nella linea strategica del centrosinistra italiano, si comincia a parlare di un patto a tre, tra il possibile (o probabile, chissà) futuro segretario democratico Matteo Renzi, il Presidente del Consiglio Enrico Letta ed il vicepremier Angelino Alfano.

Un “patto di maggioranza” sul quale lo stesso Renzi vorrebbe accordarsi un mese dopo il voto di fiducia dell’11 dicembre prossimo, entro metà gennaio prossimo (poco prima di amministrative ed europee): rinviando di fatto il termine entro il quale la Camera deve approvare in prima lettura la nuova legge elettorale (25 maggio 2014) Renzi, ieri sera ospite da Vespa su RaiUno, ha di fatto allontanato la possibile crisi di governo ed aperto ad un’alleanza con gli esponenti dell’esecutivo.

La chiave di tutto sarebbe la sempreverde legge elettorale.

Ottemperando di fatto agli auspici di Letta ed Alfano, che chiedono di attendere almeno un altro anno prima di giudicare l’operato del loro esecutivo, Renzi si colloca in una posizione favorevolmente di grande influenza nelle scelte prossime venture del governo e, qualora vincesse le primarie, certamente i giochi verrebbero rimescolati, almeno rispetto alle intenzioni paventate nelle dichiarazioni pubbliche sin qui snocciolate dal sindaco di Firenze.

Un “patto alla tedesca” che permetterebbe al sindaco di preparare il partito alle elezioni ed al governo di respirare aria di maggioranza, veleggiando verso mari più sicuri rispetto alle acque che attualmente l’esecutivo sta attraversando dalla defezione di Forza Italia: secondo le indiscrezioni riportate da Repubblica alla base dell’intesa a tre ci sarebbe stata una lunga telefonata tra il premier e l’ex rottamatore fiorentino, per chiarirsi ma anche per fissare i punti del nuovo programma.

La volontà comune di rompere al più presto l’immobilismo in tema di riforme potrebbe rappresentare in tal senso la chiave di volta per le nuove larghe intese:

“Dobbiamo fare un salto in avanti, dobbiamo essere in grado di dare un senso concreto a questo anno di legislatura. Altrimenti a maggio, alle europee, siamo finiti.”

avrebbe detto Renzi a Letta. La possibilità che il governo sopravviva alle diatribe interne ai partiti potrebbe, politicamente, rendere molto forte la posizione dei tre ma ancora più forte quella di Matteo Renzi, che si troverebbe tra le mani un potere sconfinato sulla falsariga di quello tenuto da Berlusconi prima della scissione, gestito piuttosto grossolanamente a causa dei “cattivi consiglieri”.

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