Fiducia a Letta: si vota l’11 dicembre e Renzi già impone la sua agenda

Dopo l’incontro di ieri tra Letta e Napolitano è stato calendarizzato un nuovo voto di fiducia.

Per l’ennesima volta il governo Letta chiederà la fiducia ed è stato il Presidente della Repubblica a imporre un nuovo voto e a scegliere con il premier la data: mercoledì 11 dicembre.

Ovviamente non è un caso che l’appuntamento sia stato fissato tre giorni dopo le primarie del Pd, perché servirà proprio per capire come si schiererà il partito e se sarà pronto, con il nuovo segretario, a sostenere ancora l’esecutivo guidato da Enrico Letta che ieri sera ha incontrato Giorgio Napolitano.

E sempre ieri sera Matteo Renzi, il favorito nella corsa alla segreteria del Pd, prima da Trieste e poi durante la trasmissione Piazza Pulita, ha fissato tre punti fondamentali di quella che chiama proprio “agenda Renzi” e che il governo dovrà rispettare per evitare di cadere e di andare al nuove elezioni in primavera.

Il sindaco di Firenze chiede:

    1) taglio dei costi della politica
    2) piano per il lavoro
    3) rapporti con l’Europa

Per quanto riguarda il primo punto, Renzi dà i numeri: serve un taglio di un miliardo di euro. Anche sul secondo punto le idee sono abbastanza chiare: i posti di lavoro si possono creare insistendo sul settore del turismo, mentre per ciò che concerne i rapporti con l’Europa, è necessario chiedere alla Banca Centrale Europea di contrastare non solo l’inflazione, ma anche la disoccupazione, inoltre serve una politica dell’immigrazione condivisa e nuovi impegni, dall’Erasmus al servizio civile.
Renzi ha promesso che se vincerà le primarie chiamerà a Trieste i sindaci e i rappresentanti delle regioni a marzo 2014 in modo che ognuno di loro possa dire la propria sulle elezioni e sul semestre di presidenza italiana dell’Ue.

Rispondendo poi ad Angelino Alfano sul futuro dell’attuale governo, Renzi ha detto:

“Noi non tiriamo la corda, sono gli italiani che stanno tirando la cinghia”

e ha aggiunto che se sarà eletto segretario del Pd, il suo partito, che ha 300 deputati e 100 senatori ed è dunque “il partito della maggioranza nella maggioranza” deve chiamare il governo e imporre le priorità che ha elencato per il bene del Paese perché “il governo dura se fa le cose” e gli impegni devono essere messi nero su bianco.

Lunedì 9 dicembre Renzi parteciperà alla riunione dei gruppi parlamentari per decidere l’atteggiamento da tenere in vista del voto di fiducia dell’11 dicembre, ma, dice, come comportarsi “non lo decide il segretario, lo decidono quelli che vanno a votare alle primarie”.

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