Referendum sulla giustizia, i Radicali annunciano il ricorso

Il leader radicale Marco Pannella: “Se la cattiva notizia sarà confermata, presenteremo il nostro fiducioso ricorso”

Quando a via di Torre Argentina è arrivata la notizia della mancata accettazione dei quesiti referendari sulla giustizia presentati alla fine dell’estate dai militanti radicali un brivido gelido ha percorso le schiene di molti e la delusione era dipinta su parecchie facce: l’incanto era finito lasciando spazio alla delusione ed alla frustrazione che lasciano mesi di faticoso lavoro gettato al vento.

La prima voce a risuonare nel salone della grande sede del Partito Radicale è stata, solita, quella del vecchio leone Marco Pannella che, mai domo, ha sentenziato:

“Se verranno confermate le notizie di stampa di queste ore sulla non validazione delle nostre sei richieste referendarie per “insufficienza” del prescritto numero minimo di 500.000 firme, posso sin d’ora preannunciare che il Comitato Promotore dei Referendum sulla Giustizia Giusta presenterà immediatamente, dopo la conoscenza della decisione ufficiale della Corte Suprema di Cassazione, un nostro, fiducioso ricorso.”

La campagna per la raccolta firme dei 12 referendum sulla giustizia, fatta nei mesi più caldi del 2013 (atmosfericamente e politicamente), ha messo a dura prova la tenuta fisica della militanza di Radicali Italiani, che pure sono storicamente abituati alla disciplina dello sforzo e del sacrificio, in senso sia fisico che mentale: inizialmente le speranze di veder raggiunto l’obiettivo erano minime e la consapevolezza dei militanti grande, ma con il passare del tempo sembravano ci fossero davvero i numeri.

La mancanza di autenticatori per le firme, molti comuni che non hanno messo a disposizione neppure quelli, le difficoltà logistiche, le autorizzazioni ai banchetti che tardavano ad arrivare, le firme che da alcuni comuni continuano ad arrivare, la totale mancanza di un informazione mediatica all’iniziativa (se non con la solita Radio Radicale ed il solito Polisblog, ma sui maggiori quotidiani nazionali non si è certo sprecato inchiostro), l’intralcio garantito da alcune forze politiche alla stessa raccolta firme (addirittura alcuni militanti aretini furono cacciati dalla festa del PD di Cortona, Arezzo, nonostante avessero già preso accordi). Insomma, una vera e propria missione impossibile che ha visto la svolta quando Berlusconi si è presentato ai banchetti di largo di Torre Argentina per firmare i quesiti referendari.

“Siamo troppo esperti per poter avere sorprese nel campo dei referendum. Sapevamo di avere un handicap, visto che ci sono stati anche altri che hanno raccolto le firme. Di certo c’è stata mancanza d’esperienza, aggravata dall’assenza di informazione. Ancora oggi arrivano decine di migliaia di firme da alcuni Comuni. Bisogna vedere come le valuterà la Cassazione.”

ha spiegato lo stesso Pannella al Tempo: la tesi è che in realtà i conti vadano fatti meglio e con più accortezza, visti i margini tanto risibili nelle firme mancanti.

La stampa ha cominciato a parlarne solo dopo la firma del Cavaliere e, a detta dell’ex-premier, il PDL avrebbe messo in campo tutte le forze disponibili per sostenere e collaborare nella raccolta firme: sembrava essere partita la grande macchina ma, almeno secondo Pannella (come spiegato in un’intervista al Tempo), se Berlusconi era d’accordo il resto del PDL remava contro:

“L’ottimo Silvio ha fatto un mucchio di cavolate, che gli ho rimproverato, ma sui nostri 12 referendum ci ha provato. Li ha firmati, si è detto a favore dell’amnistia e ha avviato la raccolta di firme ma nel suo partito non gliel’hanno fatta passare. Li hanno definiti falchi e colombe ma si sono mossi da avvoltoi. Pensavano fosse finito e non lo hanno accontentato sui referendum.”

Un’accusa precisa ma che, con la creazione di Forza Italia, probabilmente non avrà alcuno strascico.

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