Saviano contro Marina Berlusconi: “Siete come Putin e Gheddafi”

Duro attacco dell’autore di Gomorra

I due non si piacciono per niente. Questo lo sappiamo dallo scontro di qualche tempo fa su Gomorra pubblicato dalla Mondadori e criticato da Silvio Berlusconi. Adesso possiamo assistere alla seconda parte dello scontro tra Roberto Saviano e Marina Berlusconi, innescato dalla lettera della presidente Mondadori al Giornale, in cui accusava i pm di Palermo di inseguire un cumulo di assurdità e i mass media di essere una macchina infernale.

Come avevamo sottolineato, quando affermazioni di questo tipo arrivano dopo una convocazione più che legittima e da parte di una signora che è a capo del più grande gruppo editoriale italiano, che per lamentarsi scrive a quel Giornale che ha perseguitato senza veri motivi più di una persona, c’è qualcosa che non torna. Ed è su questo che anche Roberto Saviano si sofferma nel suo articolo su Repubblica:

Si lamenta per il trattamento che ha avuto dalla stampa, cosa singolare per un editore. Lei fa comunicazione o meglio fa fare comunicazione. Stupisce il suo risentimento. Stupisce perché sono anni che la comunicazione dei giornali di famiglia si affida a titolazioni violente volte a terrorizzare i nemici con storie private per aggredire chiunque sia contro suo padre. Si potrebbe fare un elenco infinito di tutte le volte che i nemici di suo padre sono stati screditati dalla galassia mediatica che a lui fa capo. Notizie infondate, dettagli falsi, raccolte di firme contro chi raccontava qualcosa che dava fastidio al governo in carica. Lei si lamenta di qualcosa che ha fortemente contribuito a creare

Forse il legame tra Marina Berlusconi e il Giornale (che tra l’altro fu responsabile di una schifosa raccolta firme contro Saviano) è meno diretto e non è stata lei a contribuire fortemente a creare il giornalismo del “metodo Boffo”, ma se lei per prima si nasconde dietro il padre e i quotidiani di famiglia, non ci si può stupire che la cosa le venga rinfacciata. E anche in maniera pesante.

Pretende dagli organi di informazione ciò che mai ha voluto riconoscere agli avversari politici: il rispetto della persona, il rispetto delle idee. La sua famiglia si è fatta “Istituzione” essa stessa, guardando più che a Occidente all’Oriente degli amici di famiglia: Putin, Lukasenko e Gheddafi. (…) Lei chiede rispetto per sé non come persona, ma in quanto “Istituzione”. Per il solo fatto di essere la figlia di Silvio Berlusconi. Il cittadino, convocato a comparire innanzi all’autorità giudiziaria, si presenta senza discutere e dovrebbe farlo soprattutto se è la figlia “di un cittadino più uguale degli altri”.

Ma il punto più forte della lettera-articolo di Saviano arriva alla fine, quando ribalta contro Marina Berlusconi tutto ciò di cui si è lamentata:

Provi a immaginare, signora Berlusconi, come si sono sentite le centinaia di persone “attenzionate” anche dai suoi dipendenti, alla ricerca di particolari che potessero screditarle agli occhi dell’opinione pubblica, di scatti fotografici che dimostrassero quanto benessere vi fosse nelle vite dei “nemici”. Non certo per dimostrare che dietro quel benessere vi fosse all’origine un crimine, ma per far passare l’idea che il guadagno, il lavoro retribuito sia esso stesso un crimine. Nell’obiettivo del suo gruppo, sempre e solo l’intenzione di comunicare la sottile “verità” della comune sporcizia. Pensi al giudice Mesiano e a quanto gli siano costati un taglio di capelli e quei calzini turchesi. E poi la parola mafia, che giustamente le dà i brividi, poteva forse meritare altrettanta attenzione quando suo padre disse che la mafia era un problema creato da chi ne parlava.

L’unica cosa che non torna è il fatto che Saviano incolpi Marina Berlusconi dei comportamenti del Giornale e di Mediaset: aziende di famiglie, certo, ma sulle quali lei non ha poteri. Ma la spiegazione del perché Saviano si senta autorizzato a “estendere” l’influenza della figlia del Cavaliere sta in queste due affermazioni: “La sua famiglia si è fatta Istituzione essa stessa” e “lei chiede rispetto per sé non come persona, ma in quanto Istituzione“. Forse è un po’ forzato, ma è chiaro che se la famiglia Berlusconi si muove come un tutt’uno, come un’istituzione, certe distinzioni perdono significato.

Foto | © TM News

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