Scandalo Harlequins – Corruzione e minacce? La testimonianza di Williams getta ombre nere sul team

Sembrava ormai avviato al termine lo “scandalo sangue” che ha coinvolto negli ultimi mesi gli Harlequins e che qui potete ripercorrere nelle diverse tappe. E, invece, potremmo essere solo all’inizio. L’Erc ha, infatti, pubblicato le motivazioni della sentenza e, di conseguenza, i contenuti delle diverse testimonianze sul caso. A fare scalpore sono le parole di

Sembrava ormai avviato al termine lo "scandalo sangue" che ha coinvolto negli ultimi mesi gli Harlequins e che qui potete ripercorrere nelle diverse tappe. E, invece, potremmo essere solo all'inizio. L'Erc ha, infatti, pubblicato le motivazioni della sentenza e, di conseguenza, i contenuti delle diverse testimonianze sul caso. A fare scalpore sono le parole di Tom Williams, il giocatore accusato di aver simulato l'infortunio durante il match di Heineken Cup contro Leinster. Williams si assume le proprie responsabilità, ma accusa: la società sapeva e per farlo stare zitto gli ha offerto tanti, tanti soldi. E per gli Harlequins il futuro si fa nero.

Avevano scampato l'esclusione dalla Heineken Cup e, fino a ieri, sembrava che anche la Federazione inglese non volesse infierire sugli Arlecchini. Puniti i colpevoli materiali, allonatanti dal team, sembrava arrivato il momento di mettere una pietra sopra lo scandalo e andare avanti. Ma le parole di Williams rimescolano le carte.
"Charles Jillings (chairman degli Harlequins) mi ha avvicinato dopo la squalifica di 12 mesi inflittami. Era sinceramente dispiaciuto perché il club mi aveva messo in una situazione simile e disse che gli Harlequins erano vicini a me. Poi mi disse di non preoccuparmi e mi fece una proposta. Stipendio pieno durante l'anno di stop, posto in squadra garantito al mio rientro, allungamento del contratto di altri due anni (più i due ancora in corso), un contratto triennale con il club nel momento in cui mi fossi ritirato e, infine, mi assicurò che avrebbe personalmente avuto a cuore la mia carriera una volta smesso con il rugby". E, fin qui, tutto bene.
Continua la testimonianza di Williams "Poi mi chiese cosa avevo intenzione di fare per l'appello. Mi disse che i Quins erano con me nell'appello, ma che avrei dovuto limitarmi a chiedere una revisione della pena, non a indagare su cosa fosse accaduto veramente". E, qui, inizia a marcare male il discorso. Che non è finito.
"Mi disse che all'appello mi avrebbero potuto fare delle domande che avrebbero potuto incriminare altri e che mi sarei dovuto rifiutare di rispondere". E il baratro è vicino.
Perché poi, secondo Williams, anche Mark Evans, presidente dei Quins, gli avrebbe dato consigli. "Mark era molto gentile e amichevole, ma sottolineò quali sarebbero state le conseguenze se avessi detto tutta la verità. Anche alcuni miei compagni di squadra mi dissero di stare zitto".

Insomma, la situazione è sempre più nera per gli Harlequins. Anche perché, al di là delle pressioni successive, è l'intera testimonianza (qui in lingua originale) a gettare una luce pessima sulla gestione del club. E sempra pensarla così anche Jeff Blackett, dell'Rfu: "Le cose sono sostanzialmente diverse ora. Noi abbiamo giudicato il team in base alle notizie che avevamo lo scorso fine settimana, ma questa nuova testimonianza cambia molto. Aspettiamo la documentazione, la studieremo e vedremo come muoverci di conseguenza". Già, perché alla slealtà sportiva, adesso, sembrano aggiungersi minacce e tentativi di corruzione.

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