Barack Obama, Der Spiegel e la Seconda Repubblica italiana

Barack Obama ha stregato la Germania con il suo discorso dello scorso 24 luglio a Berlino. Il settimanale Der Spiegel (noto in Italia soprattuto per la famosa copertina con la P38 nel piatto di spaghetti) ne ha colto l’occasione per fare un impietoso ritratto della classe politica tedesca, colpevole di risultare deprimente a confronto di


Barack Obama ha stregato la Germania con il suo discorso dello scorso 24 luglio a Berlino. Il settimanale Der Spiegel (noto in Italia soprattuto per la famosa copertina con la P38 nel piatto di spaghetti) ne ha colto l’occasione per fare un impietoso ritratto della classe politica tedesca, colpevole di risultare deprimente a confronto di Obama. Il candidato democratico americano è infatti un animale da palco, capace di affascinare con il suo carisma e i suoi discorsi immaginifici. La classe politica tedesca è, al confronto, di un grigiore impressionante: schiva, sobria e compita, concentrata più sui problemi concreti che sulle visioni del mondo. In una parola: noiosa.
La ragione di questo è presto detta:

I tedeschi hanno già avuto a che fare con oratori carismatici. Dopo che la nazione intera si era lasciata sedurre da Adolf Hitler infatti, gli architetti della repubblica del dopoguerra hanno fatto giustamente del loro meglio per proteggere i tedeschi dal fascino delle personalità forti e, quindi, da loro stessi. Pianificarono perciò un sistema politico centrato più sul partito che sull’individuo. (..) La carriera di un uomo politico in Germania dipende infatti molto più dai meccanismi di partito che dall’opinione pubblica.(..) Il sistema tedesco è disegnato per escludere i demagoghi, ma allo stesso tempo coltiva la mediocrità. Impedisce l’ascesa al potere dei demoni, ma anche dei geni.

Secondo Der Spiegel queste precauzioni, a 60 anni dalla fine della guerra, non sono più necessarie: anche i tedeschi hanno ormai diritto al loro Obama. Per questo il settimanale sollecita il sistema partitico a svecchiarsi e a utilizzare le primarie per scegliere i propri leader.

E’ interessante confrontare questa storia con l’esperienza italiana. Anche nel nostro paese infatti, per più di 40 anni, la classe politica è stata praticamente priva di personaggi carismatici, per una ragione molto simile: l’ombra lunga del Duce. Con l’avvento della cosiddetta “Seconda Repubblica” però, tutto è cambiato: personalizzazione della politica, capi carismatici dalle smisurate abilita mediatiche, strutture di partito sempre meno influenti. Ad oggi PD e PDL sono due entità evanescenti, sottoposte all’autorità dei loro capi. Da qualche tempo abbiamo, almeno a sinistra, perfino le primarie all’americana. Ma che a questo abbia corrisposto un miglioramento della nostra politica è quantomeno discutibile.

Qualche tempo fa, proprio su questo blog, Sebastian Kretz ci avvertiva saggiamente di non copiare senza riflettere la discutibile struttura federale tedesca. Forse questa volta è il nostro turno di dare un consiglio non richiesto: achtung, cari amici tedeschi, andando alla ricerca del vostro Obama, potreste invece finire per ritrovarvi tra una ventina d’anni con un Berlusconi in salsa teutonica.

Foto: matt4077, Flickr