Caos Italia – La Celtic League sempre più pietra tombale di Dondi

Che casino! La questione celtica assume giorno dopo giorno connotati sempre più assurdi e farseschi e rischia, veramente, di essere lo scoglio contro cui si schianterà la Federazione, il Consiglio Federale e il suo presidente, Giancarlo Dondi. Le voci che si rincorrono, le certezze che emergono e i dubbi che crescono dimostrano sempre più come

Che casino! La questione celtica assume giorno dopo giorno connotati sempre più assurdi e farseschi e rischia, veramente, di essere lo scoglio contro cui si schianterà la Federazione, il Consiglio Federale e il suo presidente, Giancarlo Dondi. Le voci che si rincorrono, le certezze che emergono e i dubbi che crescono dimostrano sempre più come la gestione dell'ingresso italiano in Celtic League sia stata superficiale, fallimentare, politica e folle. E le conseguenze rischiano di essere tragiche. Per il movimento e per chi, negli ultimi 13 anni, lo ha guidato.

Vediamo un po' a che punto siamo arrivati. Dopo la votazione del 18 luglio, dopo le polemiche e le proteste levatesi dal Veneto, la Federazione ha deciso di intraprendere due vie. La prima è stata quella di affidarsi a due studi legali affinché valutassero la regolarità della votazione stessa. La seconda, invece, è stata quella di creare due commissioni, una tecnica e una economica, che valutassero la reale consistenza delle due candidature risultate vincenti. Due mosse che sanno di disperazione, ecco perché.

Partiamo dalle commissioni. Senza dilungarci sulla preparazione (???) specifica dei commissari nel saper valutare questioni tecniche o finanziarie, a lasciare basiti fin da subito è stata la creazione stessa delle commissioni. Formarle significa, da parte del presidente Dondi, ammettere che il 18 luglio si è votato senza cognizione di causa. La Fir aveva posto delle richieste ben precise per le candidature, queste sono state presentate dalle cinque franchigie nei tempi richiesti, su queste l'Advisor si è espresso e su queste (in teoria) si è votato. Ma se ora vanno fatti i controlli, significa che il 18 luglio si è votato su cosa? Inoltre, e aspetto smentite, è ormai chiaro che i Consiglieri Federali (e anche Dondi) non hanno mai visto le documentazioni presentate. Hanno votato a scatola chiusa, dopo una breve illustrazione delle conclusioni cui era arrivato l'Advisor. Hanno votato, quindi, secondo coscienza? O è stato un voto prettamente politico? Come si può arrivare a una scelta così importante per il movimento rugbistico italiano senza avere la certezza di ciò che si vota? O, se le documentazioni erano tutte in regola, perché creare dopo delle commissioni? E se non lo erano, perché sono state messe al voto? La reale consistenza delle candidature non doveva essere discussa prima e non dopo il voto?

Passiamo alla questione voto. Doppio, segreto, a maggioranza semplice. Apriti cielo. In queste settimane si è sentito e letto di tutto. Che l'Articolo 18 del regolamento federale non prevede questo tipo di votazione, che la prevede, che doveva essere palese, no che poteva essere segreta, che è implicito che dovesse essere a maggioranza assoluta, no che è chiaro che è a maggioranza semplice. Insomma, l'Articolo 18 è abbastanza confuso da permettere agli azzeccagarbugli di discuterne per giorni. Anche qui la Fir si è affidata, dopo il voto, a due studi legali che decidessero se la votazione era regolare o meno. A parte che è inquietante scoprire che una Federazione vota da anni in base a un regolamento che non conosce e che non sa se sia valido, il rapporto che faranno gli avvocati può essere devastante. I rumors parlano di una divisione degli studi legali, uno a favore del voto del 18 luglio e uno che lo contesta. E già qui andiamo bene. Poi, per peggiorare la situazione, si aggiunga che in passato si è votato diverse volte rifacendosi all'Articolo 18. Se verrà provato che il voto del 18 luglio non è valido si potrebbero impugnare tutte le decisioni prese dal Consiglio Federale negli ultimi anni. Cioé il caos totale. Un caos dal quale potrebbe emergere lo spettro del commissariamento della Federazione, per gravi irregolarità amministrative. E non venisse considerato valido, i Praetoriani starebbero fermi e permetterebbero un nuovo voto? Difficile, molto più probabile una guerra legale che non avrà tempi brevi e che rischierebbe di uccidere la candidatura celtica dell'Italia.

Salvate il soldato Dondi. Insomma, più va avanti questa storia e più è chiaro che il Federazione qualcosa non va. Si danno degli obblighi per accedere alla partita e poi si gioca senza controllare se sono state rispettati? Poi si gioca, cioé si vota, senza che sia chiaro con quali regole e senza sapere se le regole sono quelle giuste? E queste persone devono continuare a gestire il rugby italiano?
Vedremo nelle prossime settimane come evolverà la situazione, chi avrà ragione e chi torto, chi vincerà e chi farà appello a tribunali italiani e internazionali per far valere le sue ragioni. Comunque vada, però, sembra chiaro che la bomba celtica sta scoppiando tra le mani del presidente Dondi. Che probabilmente non aveva calcolato bene la potenzialità distruttrice di ciò che stava costruendo e che ora si ritrova nella posizione più scomoda. Comunque andrà, per il presidente non sarà un successo. E, a ben vedere, mi sa che il 18 luglio è stato l'inizio della fine di una presidenza che ha avuto il merito di portarci nel 6 Nazioni, che ci ha aperto molte porte nel gotha ovale mondiale, ma che, forse, è il momento che lasci il campo alle nuove leve. Che forse non saranno migliori, ma che si spera diano almeno quella freschezza e quell'elettroshock che risollevi il rugby italiano dallo stato comatoso in cui è precipitato.

P.S. per chi non l'avesse capito, il 18 luglio è stato un voto politico, non di merito. E gli Aironi ringraziano…

—————————————————————

facebook-logo.jpg Rugby 1823 su Facebook

twitter-logo.jpg Rugby 1823 su Twitter