Elezioni politiche 2013: cosa succede se passa il semipresidenzialismo

Dopo il voto di ieri al Senato si aprono nuovi scenari in caso di approvazione della riforma

di guido

L’approvazione di ieri in Senato della riforma semipresidenziale è solo il primo passo del lungo iter che dovrebbe portare alla modifica dell’articolo 83 della Costituzione, di gran lunga la riforma più sostanziale nella storia repubblicana. In molti dubitano che Pdl e Lega Nord facciano sul serio, e anche in questo caso i tempi per l’approvazione definitiva sarebbero molto ristretti.

La Costituzione prevede che le leggi di revisione della Carta debbano essere approvate due volte da ciascuna Camera a intervallo non inferiore di 3 mesi. Nella più ottimistica delle ipotesi, a fine settembre arriverà il sì di Montecitorio, il ritorno in Senato non potrà arrivare prima della fine di ottobre, e la seconda lettura alla Camera a fine dicembre. Al netto delle vacanze natalizie, l’approvazione potrebbe arrivare alla fine di gennaio, quando però Napolitano potrebbe avere già sciolto le Camere. Insomma, in linea puramente teorica la riforma può ancora essere approvata, ma le chance in pratica sono pochissime. Ma se il Pdl riuscisse a introdurre il semipresidenzialismo, cosa succederebbe alle elezioni politiche 2013?


Di fatto nulla, perché se una riforma costituzionale non viene approvata con almeno 2/3 della maggioranza, è possibile chiedere un referendum confermativo (come quello votato nel 2006, che bocciò la riforma costituzionale targata Berlusconi), ed è praticamente certo che l’opposizione chiederà la consultazione. In questo modo la riforma verrebbe congelata, e nel 2013 si voterà per il Parlamento nella maniera consueta (a questo punto, tenendoci il Porcellum), il Parlamento eleggerà il nuovo Capo dello Stato e il referendum non potrà tenersi prima del 2014.

Il rischio, in questo caso, sarà però quello di avere istituzioni “zoppe” almeno fino al referendum. Ci troveremmo ad avere un Parlamento e un Presidente della Repubblica a rischio di delegittimazione qualora il referendum confermasse la riforma semipresidenziale. In caso di approvazione la riforma entrerebbe teoricamente in vigore dal 2018, ma è evidente che il Presidente avrebbe una sorta di obbligo morale di dimettersi e sciogliere il Parlamento per andare di nuovo a votare secondo il nuovo ordinamento.

Foto | ©TMNews