Rugby&Doping – Per il trio di Bath è arrivata la sentenza: “Colpevoli e condannati a una sculacciata”

Era previsto e prevedibile ed è accaduto. La Rfu, la Federazione inglese, ha dichiarato colpevoli di condotta lesiva dell’immagine del rugby e rifiuto di sottoporsi ai test antidoping i tre ex giocatori di Bath Alex Crockett, Andrew Higgins e Michael Lipman Per i tre, invece, sembra essere caduta l’accusa di consumo di droga, visto che

Era previsto e prevedibile ed è accaduto. La Rfu, la Federazione inglese, ha dichiarato colpevoli di condotta lesiva dell'immagine del rugby e rifiuto di sottoporsi ai test antidoping i tre ex giocatori di Bath Alex Crockett, Andrew Higgins e Michael Lipman Per i tre, invece, sembra essere caduta l'accusa di consumo di droga, visto che si sono dichiarati innocenti e senza test era impossibile provare il consumo. La sentenza, però, è stata lieve: tra sconti e prove mancanti i tre salteranno solo nove mesi di attività.

"Michael Lipman, Alex Crockett e Andrew Higgins sono stati oggi giudicati colpevoli di due accuse di condotta pregiudizievole agli interessi del gioco del rugby, rifiutandosi due volte di sottoporsi a test antidroga, come richiesto dal loro club, il Bath Rugby" si legge nella dichiarazione rilasciata dall'RFU.
I tre, però, si sono sempre dichiarati innocenti e continuano a dire di voler uscire puliti da questa storia. Lipman, Crockett e Higgins rinunciarono a giugno al proprio contratto con Bath, dopo che la società aveva richiesto espressamente che i tre si sottoponessero a un test antidoping, dopo averne saltati precedentemente due. Sinceramente la loro difesa è poco credibile e l'assoluzione dal consumo di droga è solo dovuta all'impossibilità di provare giuridicamente il consumo, mentre dovrebbe (giudizio personale di chi scrive) venir reputato il rifiuto a sottoporsi a un test antidoping un indizio sufficiente a dichiararne la colpevolezza.
Rugby 1823 si aspettava e augurava un forte segnale da questa sentenza. Invece, i tre giocatori sono stati condannati solo a nove mesi (15 mesi scontati a nove per le attenuanti), pena retroattiva dal 1° giugno e quindi di sette mesi effettivi. Una pena minima, probabilmente giusta per la giurisprudenza sportiva, ma che stona con altre condanne ben più gravi per reati ben meno importanti.