Di Pietro a caccia dei voti della Lega?

Chi vive a Milano se ne sarà già accorto: da qualche tempo sono comparsi in città manifesti come questo, con i quali l’Italia dei Valori, da tempo in costante ascesa nei sondaggi, cerca di sfondare al Nord, mirando agli elettori della Lega. Ad essi il partito di Di Pietro ricorda una serie di dolorose concessioni


Chi vive a Milano se ne sarà già accorto: da qualche tempo sono comparsi in città manifesti come questo, con i quali l’Italia dei Valori, da tempo in costante ascesa nei sondaggi, cerca di sfondare al Nord, mirando agli elettori della Lega. Ad essi il partito di Di Pietro ricorda una serie di dolorose concessioni che Bossi&co. hanno dovuto fare in questi primi mesi di governo: Alitalia innanzitutto, ma anche l’emergenza rifiuti di Napoli e non meglio precisati “finanziamenti a Roma”. Il tutto corredato, particolare delizioso, da un lettering terribilmente “padano” e dalla mitica “gallina dalle uova d’oro” che negli storici manifesti della Lega ha sempre rappresentato il Nord sfruttato dalla perfida “matrona” romana…

Gettando sale nelle ferite degli elettori leghisti l’ex pm di Mani Pulite – o chi per lui – spera probabilmente di far pagare care alla Lega quelle concessioni che il partito inevitabilmente dovrà fare se intende davvero ottenere dagli alleati il tanto sospirato federalismo fiscale. Sembra tuttavia difficile che l’ardita mossa dell’IdV possa essere coronata da successo: Bossi e colleghi infatti hanno dimostrato in più occasioni di non pagare in termini di consensi i loro voltafaccia anche repentini (si veda ad esempio quello recente sui grattacieli a Milano), caratteristica questa che li accomuna a Silvio Berlusconi e li differenzia invece dai partiti della sinistra ormai ex parlamentare, che hanno pagato un prezzo altissimo per le concessioni fatte a Prodi nella precedente legislatura.

Questo perchè la Lega è tecnicamente un partito populista ovvero, secondo Mény e Surel, un movimento centrato sulla “denuncia del tradimento delle élite governanti, che avrebbero espropriato il popolo sovrano” e sull’ “aspirazione al ritorno a un’età dell’oro della democrazia, incarnata da un leader portavoce del “vero” popolo”. Per questo motivo essa è in grado di restare contemporaneamente “di lotta e di governo”, non pagando lo scotto dei compromessi della politica di palazzo, ma anzi traendone paradossalmente nuova linfa vitale.
A questo va aggiunto il fatto che il “leader carismatico” Bossi ha dimostrato nel corso degli anni di essere un vero e proprio mago dello spin: basti vedere come è riuscito a farci discutere tutti per una settimana sul valore dell’inno di Mameli, una questione che di solito veniva sollevata solo nei pre-partita dei mondiali.

Considerati questi fattori la mossa dell’Italia dei Valori sembra destinata alla sconfitta: non è un caso infatti che negli ultimi sondaggi l’unico partito a crescere in maniera consistente, oltre a quello di Di Pietro, sia proprio l’indistruttibile Lega Nord.

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