Titoli di studio venduti a 10mila euro: arrestati a Cosenza 70 falsi infermieri

Con una spesa di circa 8/10mila euro ben 70 persone si sono portate a casa un diploma da “infermiere professionale”, riuscendo così ad inserirsi nel mondo del lavoro. Sono questi i dati emersi nel corso di un’operazione condotta dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma di Torino.Settanta persone sono finite in manette, tutti impiegati in strutture

Con una spesa di circa 8/10mila euro ben 70 persone si sono portate a casa un diploma da “infermiere professionale”, riuscendo così ad inserirsi nel mondo del lavoro. Sono questi i dati emersi nel corso di un’operazione condotta dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma di Torino.

Settanta persone sono finite in manette, tutti impiegati in strutture private e pubbliche di Cosenza, grazie ai sospetti di un dottore, come si legge oggi su Panorama:

Non riusciva proprio a mettere la flebo, né il catetere a un paziente ricoverato nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Cosenza. Tra siringhe, lacci emostatici e cotone idrofilo, per circa mezz’ora si è aggirata attorno al letto del povero malcapitato sotto gli occhi increduli del medico. Così il dottore insospettito da quell’atteggiamento inconcludente telefona all’Ordine degli infermieri e scopre che la sua capo sala, da anni in servizio in quel reparto, non si era mai diplomata.


Non avevano alcuna conoscenza medica ed erano comunque riusciti a fare carriera, assistendo anche operazioni chirurgiche ed altre mansioni altamente professionali. Si calcola che la truffa abbia avuto inizio addirittura nel 1975 e da allora questi finti professionisti si aggiravano per gli ospedali della città e non solo, rischiando di fare più danni che altro.

I finti titoli di studio erano stati venduti da un’organizzazione criminale che organizzava anche dei finti stage e corsi di aggiornamento. A capo di tutto un infermiere professionale che da anni “arrotondava” con questo sistema.

Ora l’uomo è finito in carcere, mentre i settanta clienti sono agli arresti domiciliari.

Via | AGI
Foto | France53

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