Trattativa stato-mafia: dodici rinvii a giudizio

Il pool coordinato da Antonio Ingroia ha chiesto i rinvii a giudizio per alcuni capi mafia, per Nicola Mancino, Marcello Dell’Utri, Calogero Mannino, Mario Mori e altri esponenti dei Carabinieri.

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Trattativa stato-mafia: sono dodici i rinvii a giudizio chiesti dal pool coordinato da Antonio Ingroia. Anche se le recenti prese di posizione di Giorgio Napolitano avrebbero potuto far pensare a richieste clamorose, non si ravvisano grandi sorprese nelle richieste, rispetto a quanto era emerso nei giorni passati.

Questi i nomi: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Antonio “Nino” Cinà e per il figlio di Vito Ciancimino, Massimo Ciancimino. Ma anche per l’ex Ministro dell’Interno Nicola Mancino, per il senatore Marcello Dell’Utri, per Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno, l’ex Ministro Calogero Mannino.

La ricostruzione dei fatti offerta dai pm di Palermo tratteggia le modalità con cui sarebbe stata organizzata la trattativa stato-mafia: sarebbe stato l’ex Ministro Mannino (all’epoca in forze alla DC e al dicastero per gli Interventi sul Mezzogiorno) ad avviare i contatti e poi la trattativa coi vertici di Cosa nostra, perché temeva di essere ucciso.

Trattativa stato-mafia: i rinvii a giudizio

Marcello Dell\'Utri
Bernardo Provenzano
Totò Riina
Giovanni Brusca

A questo punto la palla sarebbe passata ai carabinieri dei Ros, che avrebbero avuto come tramite Vito Ciancimono. Dal ’93 in avanti, sarebbe stato Marcello Dell’Utri a diventare il referente di Cosa Nostra nelle istituzioni: nel “patto” non mancano i riferimenti all’ex premier Silvio Berlusconi, perché il culmine della trattativa, secondo i pm, avrebbe visto il suo culmine proprio nel 1994, quando

«prospettarono al capo del governo in carica Silvio Berlusconi, per il tramite di Vittorio Mangano e Dell’Utri, una serie di richieste finalizzate ad ottenere benefici di varia natura»