Il Senato dice sì al semipresidenzialismo

Torna l’asse Pdl-Lega, Pd e Idv abbandonano l’aula

L’asse formato da Pdl e Lega Nord torna a fare sentire la propria voce e al Senato la riforma costituzionale del semipresidenzialismo compie un passo avanti. Ottiene il via libera l’emendamento (9.0.500) all’art.9 del testo delle riforme costituzionali che prevede l’elezione diretta a suffragio universale del presidente della Repubblica. La marcia a tappe forzate imposta dall’ex maggioranza non è piaciuta a Pd e Idv, che hanno abbandonato l’aula al momento della votazione. Udc e Api hanno votato contro e Fli si è astenuta

La norma appena approvata modifica l’articolo 83 della Costituzione e introduce il semipresidenzialismo. Nel testo, firmato dai vertici del gruppo del Pdl Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello si prevede che il presidente della Repubblica sia “il Capo dello Stato” che rappresenta l’unità della nazione e ne garantisce l’indipendenza. Il Capo dello Stato avrà il compito di vigilare sul rispetto della Costituzione; di assicurare il rispetto dei trattati e degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia a organizzazioni internazionali e sovranazionali. Rappresenta l’Italia in sede internazionale ed europea. Ed è eletto a suffragio universale e diretto. Gli elettori sono tutti i cittadini che hanno compiuto la maggiore età. Così si legge sul sito dell’Ansa.

Ma anche all’interno del Pdl non sono mancate le voci dissonanti, a ulteriore riprova che l’idillio di un tempo è ormai finito. Il dissidente Pisanu ha fatto sapere che “Sono favorevole al semipresidenzialismo ma ritengo che la via in questa sede sia sbagliata perché nella migliore delle ipotesi sarà una bandiera da sventolare, posto che trovi vento. Una riforma così impegnativa infatti avrebbe richiesto almeno tre condizioni: un ampio dibattito preparatorio, una formulazione organica e una maggioranza larga in grado di sostenerla fino in fondo”. Insomma, impostata in questo modo la riforma non ha nessuna chance di arrivare alla conclusione del suo iter, e allo stesso tempo ha compromesso la possibilità che si lavori sulla riforma con la più ampia maggioranza.

Ed è per questo che la presidente dei senatori del Pd parla chiaramente di perdita di tempo: “E’ intollerabile che il Senato venga impegnato in una discussione, quella sulle riforme costituzionali, che non avrà alcuna sorte. Mentre per la spending review, provvedimento importantissimo per il rilancio dell’economia del Paese, resteranno le briciole di tempo tra una seduta d’Aula e l’altra. E’ umiliante per il Paese, per il Parlamento, per gli Enti locali, per i sindaci e i cittadini che stanno manifestando oggi davanti al Senato”.

Ma Alfano non ci sta, e nonostante abbia completamente ignorato la prassi in materia di riforme costituzionali afferma: “Speriamo che il Pd non faccia perdere questa grande occasione agli italiani”. E invece quasi sicuramente è quello che succederà: la riforma finirà su un binario morto e sarà al massimo uno slogan da agitare in campagna elettorale.

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