Norma anti-precari: un emendamento senza padri

La tragedia di una norma ridicola, potremmo commentare parafrasando una celebre pellicola di Bertolucci. Si sta facendo infatti un gran baccano su un provvedimento già approvato alla Camera nell’ambito del pacchetto economico e passato completamente sotto silenzio fino a pochi giorni fa. Ora che l’opposizione si è destata dal torpore e che il Governo fa

di luca17

La tragedia di una norma ridicola, potremmo commentare parafrasando una celebre pellicola di Bertolucci. Si sta facendo infatti un gran baccano su un provvedimento già approvato alla Camera nell’ambito del pacchetto economico e passato completamente sotto silenzio fino a pochi giorni fa. Ora che l’opposizione si è destata dal torpore e che il Governo fa lo gnorri sarà tempo di cercare di capire di cosa si tratta.

La norma prevede la cancellazione dell’obbligo di assunzione a tempo indeterminato in caso di sentenza favorevole al lavoratore da parte di un giudice del lavoro. Questo attualmente può avvenire per molti contratti di lavoro atipici rientranti nel precariato, ma solo (è bene sottolinearlo) per aziende con più di 15 lavoratori. Le altre devono pagare al lavoratore un numero di mensilità variabili da 2,5 a 6.

In sostanza l’emendamento di cui tanto si parla parifica le grandi aziende alle piccole e consente anche a loro di cavarsela con un risarcimento. La norma, che secondo Confindustria va nella giusta direzione della flessibilità del lavoro, ma che è stata scaricata sia da Brunetta che da Sacconi (il padre vero non si trova) potrebbe essere ribattezzata salva-Poste. La sua funzione infatti è di evitare che le Poste Italiane (cioè noi, ricordo a tutti) si vedano costrette ad assumere a tempo indeterminato migliaia di lavoratori precari, evidentemente contrattualizzati in modo approssimativo, approfittando di un vuoto legislativo esistente.

Ora che la frittata è (quasi) fatta, in attesa di quella revisione dell’intera materia auspicata da Brunetta, bisognerà trovare una soluzione immediata. E’ infatti evidente che le Poste non possono rischiare il tracollo regalando un contratto eterno a un numero di lavoratori abnorme per le necessità dell’azienda. Probabile quindi una soluzione di compromesso non distante dal tanto contestato emendamento “ammazza-precari”.